09 Feb, 2026 - 11:30

"Hamnet": Chloé Zhao porta sul grande schermo il best seller di Maggie O'Farrell

"Hamnet": Chloé Zhao porta sul grande schermo il best seller di Maggie O'Farrell

Circa 462 anni fa, nel 1564, a Stratford-upon-Avon, in Inghilterra, nasceva William Shakespeare. Figlio dell’artigiano, guantaio e conciatore John Shakespeare e di Mary Arden, che proveniva da una famiglia benestante di proprietari terrieri, William era il terzo di otto fratelli. Due delle sue sorelle e un fratello morirono da piccini. Ebbene, sembra che la morte lo abbia perseguitato per tutta la vita, rincorrendolo, più per tormentarlo che per prenderlo con sé. Anche all’interno del suo matrimonio, sul quale vi è sempre stato un certo alone di mistero e riservatezza, il tristo mietitore ha fatto capolino, spezzando d’improvviso la tranquillità familiare.

A soli diciotto anni William mise incinta una donna di nome Anne Hathaway (sì, omonima dell’attrice statunitense), più grande di lui di ben otto anni, e un paio di mesi dopo ricorsero alle nozze riparatrici. A causa della differenza di età e del concepimento al di fuori del sacro vincolo, la loro unione non fu mai ben vista dai genitori di lei, ma, ciò nonostante, i due rimasero insieme fino alla fine dei giorni di William. Dopo la primogenita Susanna (1583), diedero alla luce Judith e Hamnet, gemelli nati nel 1585. Poco tempo più tardi rispetto alla nascita di questi ultimi, William si trasferì a Londra, lasciando la famiglia a Stratford, per lavorare come drammaturgo e attore teatrale.

Rimase a Londra per circa vent’anni, ritornando periodicamente a Stratford dai suoi cari. Difatti, il matrimonio tra lui e Anne continuò malgrado la distanza. Ma nel 1596 suo figlio Hamnet morì a undici anni, presumibilmente a causa di un’epidemia di peste bubbonica. Questo evento brutale e tragico, assai traumatico per entrambi i coniugi, creò una crepa irreparabile che devastò le coscienze di ambedue. Si pensa sia stato proprio il trapasso di Hamnet a ispirare il componimento della tragedia di Amleto. Ma non essendoci mai pervenute alcune lettere di corrispondenza fra William e Anne, il rapporto matrimoniale, così come quello con i figli, è da sempre stato soggetto a congetture, speculazioni e fantasticherie da parte di storici, biografi e curiosi.

Ciò che però è certo è il fatto che prima del decesso di Hamnet le opere drammatiche di Shakespeare parlavano sì di morte, ma solo come elemento esteriore, fine a se stesso, che non portava con sé alcuna riflessione filosofica, ma serviva soltanto a stravolgere le esistenze dei protagonisti. Dopo la scomparsa del figlio invece, è divenuta la chiave centrale delle sue tragedie per indagarsi e interrogarsi sul senso di essa all’interno della vita degli esseri umani.

Ispirata dal lutto e dai pochi retroscena coniugali noti degli Shakespeare, la scrittrice britannica Maggie O’Farrell, nata nel 1972 a Coleraine, nella contea di Londonderry, pur essendo un’autrice di lunga data, ha raggiunto il vero successo nel 2020 con la pubblicazione di Hamnet. L’opera è liberamente ispirata agli anni che hanno preceduto e succeduto la morte di Hamnet Shakespeare. Benché l’idea le fosse venuta molti anni prima, la scrittrice ha voluto attendere che suo figlio superasse gli undici anni prima di cominciare a lavorarci. Pur partendo da fatti storici, Maggie O’Farrell ha scritto questo libro basandosi sulla sua immaginazione narrativa. Non è dunque una ricostruzione del tutto fedele alla realtà.

La protagonista qui è Anne, non William, che però porta il nome di Agnes. Il motivo è assai curioso: sebbene si chiamasse Anne Hathaway, nel testamento del padre il suo nome venne trascritto come Agnes. La O’Farrell ha interpretato questo dettaglio come sinonimo di autenticità identitaria della donna, ai più sconosciuta.

La produttrice Liza Marshall acquistò i diritti cinematografici del libro prima ancora della sua pubblicazione effettiva e nel 2023 fu assegnato il compito di dirigere un film omonimo alla cineasta Chloé Zhao. Partendo dal soggetto del libro, la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Zhao insieme a O’Farrell. La regista ha dichiarato di aver voluto prendere parte al progetto, perché ha avvertito l’esigenza di immergersi in una vicenda fortemente umana, incamminandosi a piccoli passi verso il racconto intrecciato tra l’amore, la vulnerabilità e la perdita.

Chloé Zhao è ritornata sulle scene dopo una pausa di quattro anni da Eternals, il lungometraggio fantastico prodotto dalla Marvel Studios. La pellicola, benché si contraddistingua con uno stile intimo e meditativo, sviluppandosi nelle campagne britanniche del tardo Cinquecento, non l’ho trovata né lenta né con un ritmo soporifero. Ma, forse influenzata dal fatto di conoscere già la trama, il mio approccio al film è stato quello di una spettatrice che si addentra nella storia in punta di piedi, terrorizzata, sapendo già dell’arrivo di una tragedia soffocante.

La fotografia di Łukasz Żal ha fatto sì che le immagini rimandassero alle pitture fiamminghe e al realismo barocco, e con il dosaggio delle luci nelle scene interne alla casa ha creato dei chiaroscuri che ricordassero quelli dei dipinti di Caravaggio. Le prove attoriali di Jessie Buckley (Agnes Shakespeare) e di Paul Mescal (William Shakespeare) risultano intense, dolorose, di pancia. Anche se mi tocca dire che la Buckley è stata nettamente superiore.

Unica nota stonata forse quella di scegliere un attore avvenente come Paul Mescal per interpretare William Shakespeare, che da quel che appare nell’unico ritratto accettato come autentico dagli storici (The Chandos portrait, realizzato tra il 1600 e il 1610) non possedeva un viso poi così bello. Ancora una volta si è scelto di creare una fiaba per adulti basandosi anzitutto sulla gradevolezza estetica della coppia centrale del racconto, proprio come nel recente Cime tempestose, con Jacob Elordi e Margot Robbie. È come se il nostro interesse e la nostra attenzione non riuscissero a venire catturati davvero, senza sentirci prima attirati dall’abbaglio della bellezza esteriore. Ad ogni modo, per Hamnet, 3,9 stelle su 5.

 

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