09 Feb, 2026 - 10:37

Zoe Trinchero uccisa a 17 anni, cosa ha detto Alex Manna: "Le ho dato un pugno e l'ho lasciata cadere"

Zoe Trinchero uccisa a 17 anni, cosa ha detto Alex Manna: "Le ho dato un pugno e l'ho lasciata cadere"

"Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l'ho buttata giù dal canale, l'ho solo lasciata cadere". Con queste parole Alex Manna, 20 anni ancora da compiere, ha confessato di aver ucciso la 17enne Zoe Trinchero, trovata senza vita nella notte tra il 6 e il 7 febbraio in un rio di Nizza Monferrato, nell'Astigiano. 

Venerdì sera, dopo aver terminato il suo turno di lavoro al Bar della Stazione, la giovane aveva raggiunto gli amici in un garage attrezzato come area ricreativa vicino al luogo dell'omicidio. Secondo quanto emerso finora, insieme ad altri del gruppo si era allontata - a un certo punto - per andare a procurarsi del cibo. Ma non era più tornata.

Cosa ha detto Alex Manna durante l'interrogatorio

L'unica versione disponibile è quella di Manna, che dopo aver partecipato alle ricerche della 17enne, tentando di depistare le indagini, ha confessato di essere stato lui a colpirla, al culmine di una lite scoppiata mentre erano impegnati a chiarirsi perché, diversi anni fa, avevano avuto una relazione e lui l'aveva tradita.

Una ricostruzione smentita da una delle più care amiche di Zoe, che ha detto di aver avuto lei una storia con Alex. "Ci siamo lasciati perché non mi piaceva il suo comportamento - ha detto - e non l'ho mai più sentito da aprile dell'anno scorso". Con lei, sostiene la giovane, il ragazzo si comportava in modo "ossessivo".

"Non era cattivo, però un po' aggressivo. Non ha mai alzato le mani, ma perde la pazienza facilmente", le parole della giovane. Certo è che, dopo aver colpito la 17enne, e averla lasciata cadere nel canale, come ha dichiarato lui, il 19enne è corso a casa a cambiarsi per poi tornare indietro. Se avesse allertato i soccorsi, forse Zoe si sarebbe salvata. 

I depistaggi prima della confessione dell'omicidio

Quando gli amici della ragazza si sono messi a cercarla, Manna avrebbe invece mentito, dicendo loro che un 30enne di origini africane noto nella cittadina li aveva aggrediti e che lui era scappato, facendo intendere che in quel frangente l'uomo potesse aver fatto del male alla 17enne.

"Si sa che è un po' strano. Mi spiace, ho fatto male", avrebbe poi spiegato ai carabinieri. Il 30enne che ha tirato in ballo, in realtà estraneo ai fatti, ha rischiato il linciaggio, perché quella sera, dopo aver ascoltato il racconto di Manna, una trentina di amici di Zoe sono andati a cercarlo.

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Qualcuno ora dovrà chiedergli scusa, 

ha dichiarato pubblicamente suo fratello.

Indagini e autopsia: gli aspetti ancora da chiarire 

Le indagini proseguono intanto serrate. Da chiarire, ancora, la dinamica dell'accaduto, ma anche la causa del decesso della 17enne.

Zoe potrebbe essere morta per i pugni ricevuti, per strangolamento - visto che da un primo esame presentava segni sul collo - o per un trauma cranico dovuto alla caduta.

Maggiori risposte in tal senso potranno arrivare solo dall'autopsia. Manna, difeso dall'avvocato Patrizia Gambino, resta in attesa della convalida del fermo nel carcere di Alessandria. Non si esclude che al momento dei fatti fosse sotto l'effetto di droghe.

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