L'Italia e le istituzioni ricordano la tragedia delle foibe e di migliaia di italiani perseguitati, uccisi e costretti all'esilio dai partigiani jugoslavi nel secondo dopoguerra. I loro corpi furono occultati all'interno delle cavità carsiche al confine orientale.
Oggi 10 febbraio si ricorda il massacro degli italiani tra il 1943 e il 1946 e l'esodo di oltre 300.000 persone da Istria, Fiume e Dalmazia.
Nell’Aula di Montecitorio si è tenuta la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo. Prima dell’inizio dei lavori, l’Inno di Mameli ha scandito un momento di solennità istituzionale che ha riunito le più alte cariche dello Stato.
Alla commemorazione hanno preso parte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
In apertura, gli indirizzi di saluto del Presidente della Camera Lorenzo Fontana e del Presidente del Senato Ignazio La Russa hanno sottolineato il valore civile della memoria e il dovere delle istituzioni di custodirla e trasmetterla alle nuove generazioni.
Nel suo messaggio, la Presidente del Consiglio ha richiamato con forza il senso profondo della ricorrenza.
Meloni ha ribadito la necessità di affrontare la storia senza timori:
Un impegno che, secondo la premier, si traduce anche in iniziative concrete: “Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere”.
Tra queste, il “Treno del Ricordo”, simbolo di una memoria che appartiene “all’Italia intera. Ad ognuno di noi”.
Oggi si celebra il Giorno del Ricordo.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 10, 2026
Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza.
Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia… pic.twitter.com/J5yLIgr4G5
Il Presidente del Senato ha definito l’istituzione del Giorno del Ricordo un momento decisivo nella storia repubblicana.
La Russa ha ricordato come, prima di quella legge, la tragedia delle Foibe fosse stata esclusa dai libri di storia e dal racconto pubblico. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti, ha osservato che “esistono tutt'ora sacche di negazionismo o, nella migliore delle ipotesi, sacche riduzionistiche”.
Ha poi richiamato il valore simbolico della visita del 2020 alla foiba di Basovizza con il presidente sloveno Pahor, definendola un gesto di grande forza morale.
Accanto al ricordo, La Russa ha invocato anche una responsabilità collettiva: “siamo qui non solo per ricordare ma anche per rinnovare la nostra richiesta di perdono per il colpevole silenzio”.

Il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha aperto le celebrazioni, ha posto l’accento sulla necessità di una memoria condivisa e consapevole.
Fontana ha ricordato la violenza del regime comunista jugoslavo e le persecuzioni seguite all’8 settembre, sottolineando come “a migliaia furono torturati, uccisi o infoibati, spesso ancora vivi”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla tragedia dell’esodo, con il riferimento emblematico a Pola e alla strage di Vergarolla. Per Fontana, nessuna giustificazione politica può attenuare quei crimini: “nessuna disputa ideologica o politica potrà mai costituire un alibi per trucidare senza pietà donne e uomini inermi”.
Da qui l’invito a unire le istituzioni e la società “contro qualsiasi tentativo di giustificazione o di negazione”, affinché il Giorno del Ricordo resti un monito permanente contro odio, violenza e intolleranza.
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