Inutile o, peggio, sbagliato, girarci attorno, addolcire la pillola: il sabotaggio di alcuni treni, rivendicato dagli anarchici per protestare contro le Olimpiadi di Milano-Cortina, è terrorismo.
A spiegarlo, è oggi il direttore Vittorio Feltri sul Giornale.
Per lui, non si possono sottovalutare gli episodi dei giorni scorsi. Bisogna tenere gli occhi ben aperti. E chiamare le cose con il loro nome.
Partiamo dai fatti: sono due le notizie di oggi.
La prima è che gli anarchici hanno rivendicato i sabotaggi dei treni dei giorni scorsi.
L'hanno fatto, secondo il Corriere della Sera, con un messaggio comparso sul sito d'informazione sottobosko.noblogs:
Il messaggio, poi, prosegue con l'invito ad "armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e della moltiplicazione dei suoi fronti".
La conclusione, infine, è davvero inquietante:
La seconda notizia arriva dalle parole dei portavoce del famigerato centro sociale di Torino Askatasuna:
Il 31 gennaio è stato il giorno della manifestazione con il poliziotto preso a martellate.
Ma tant'è: ora, in calendario già c'è un'altra data per una nuova manifestazione, il 28 marzo a Roma.
A fronte di tutto questo, quindi, Vittorio Feltri invita a tenere alta la guardia:
Per il direttore editoriale del Giornale, non bisogna arrivare a contare i morti per chiamare le cose con il loro nome:
Per questo, a parere di Feltri, la Procura fa bene a indagare per terrorismo, per di più in una città simbolo degli anni di piombo come Bologna.
Feltri crede che "non è repressione chiamare il terrorismo con il suo nome. Non è fascismo difendere i treni, le strade, le persone. Non è autoritarismo impedire che qualcuno giochi con ordigni e sabotaggi come se fossero petardi da festa di paese". E pensa che serva un'azione risoluta dello Stato "perché le democrazie muoiono quando non si difendono".
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