Sono passati quasi dieci anni, ma la scomparsa di Amine Addyani continua a restare senza risposte. Una vicenda che nel tempo si è trasformata in un silenzio pesante, fatto di poche certezze e molte domande rimaste sospese.
Amine aveva 34 anni, era di nazionalità marocchina e viveva a Ragusa insieme al fratello. Lavorava come commerciante e conduceva una vita apparentemente stabile.
Nulla, nei giorni precedenti alla scomparsa, sembrava far presagire un allontanamento definitivo.
Il 30 agosto 2016, però, qualcosa cambia. Amine esce di casa nel pomeriggio e da quel momento le sue tracce si interrompono.
Nessuna chiamata, nessun messaggio, nessun avvistamento certo. Solo un’assenza che, con il passare delle ore, diventa allarme e poi, con il passare degli anni, diventa uno dei tanti casi rimasti irrisolti.
Il pomeriggio del 30 agosto, intorno alle 15:30, Amine lascia l’abitazione a bordo del proprio ciclomotore.
Non si tratta, almeno inizialmente, di un gesto che suscita preoccupazione: uscite brevi erano parte della sua quotidianità. Ma già dalla sera il telefono risulta spento, un elemento che per i familiari diventa immediatamente anomalo.
Amine, infatti, era solito mantenere contatti costanti con il fratello e con le persone più vicine. Il silenzio improvviso rappresenta il primo vero segnale di allarme.
Le ore diventano giorni e poi settimane, senza che emergano contatti o movimenti tracciabili.
Un elemento importante nel contesto della scomparsa riguarda il periodo immediatamente precedente.
Amine era rientrato in Italia dal Marocco appena due settimane prima. Non risultano tensioni familiari, difficoltà economiche particolari o segnali evidenti di disagio.
Aveva lasciato in casa i documenti personali, compreso il passaporto. Un dettaglio che, secondo chi lo conosceva, farebbe pensare a un’uscita breve, non certo a un allontanamento definitivo o pianificato.
Questo elemento, nel tempo, ha rafforzato il mistero attorno alla vicenda.
Circa un mese dopo la scomparsa arriva un elemento che riaccende le speranze: il ciclomotore viene ritrovato dal fratello in Piazza Tamanaco, nel territorio di Ragusa.
Il mezzo si trova in una zona non lontana dal centro cittadino. Un dettaglio che fa pensare alla possibilità che Amine possa essersi mosso a piedi o con altri mezzi.
Ma il mistero si infittisce quando, pochi giorni dopo, il motorino non è più nello stesso punto.
Una circostanza che complica ulteriormente la ricostruzione dei fatti e che, negli anni, non ha mai trovato una spiegazione chiara.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *