Oggi – martedì 10 febbraio 2026 – il Parlamento europeo ha dato il via libera a larga maggioranza a due regolamenti chiave in materia di migrazione e asilo.
I testi riguardano l’istituzione di un elenco comune dell’Unione europea dei Paesi di origine sicuri (verso cui rimpatriare i migranti e i richiedenti asilo) e l’applicazione del concetto di “Paese terzo sicuro”.
Si tratta di un passaggio politicamente rilevante perché mira a rendere più rapide, uniformi ed efficaci le procedure di esame delle domande di asilo e facilitando i rimpatri. I due regolamenti si inseriscono nel quadro del Patto su migrazione e asilo approvato nell’aprile 2024 e rappresentano uno dei pilastri della nuova strategia europea in materia.
Le nuove regole europee sulla gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza dei migranti entreranno in vigore – salvo rinvii dell’ultimo minuto – a giugno 2026. Una data molto attesa dal governo italiano per sbloccare la questione dei centri in Albania.
Il nuovo regolamento europeo su migrazione e asilo, infatti, provvederà a fornire al modello Albania la cornice legislativa mancante.
Ma cosa è stato approvato oggi dal Parlamento di Strasburgo? Tendenzialmente due cose: una lista contenente un elenco di Paesi considerati sicuri per il rimpatrio dei migranti; l’introduzione del concetto di ‘paese terzo sicuro’, dove per paese terzo si intendono i paesi di transito.
Ecco, allora, nel dettaglio in che modo questi due regolamenti cambieranno la gestione delle richieste di asilo.
La lista dei Paesi di origine sicuri consentirà agli Stati membri di applicare procedure accelerate per l’esame delle domande di asilo presentate da cittadini provenienti da Paesi ritenuti, in linea generale, rispettosi dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Si ribalta l’onere della prova: non è più lo Stato a dover dimostrare che il Paese non è sicuro, ma spetta al richiedente asilo provare che, nel proprio caso specifico, esiste un fondato timore di persecuzione o il rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio.
Accanto a questo strumento, il regolamento introduce e rafforza il concetto di “Paese terzo sicuro”.
Gli Stati membri potranno dichiarare inammissibile una domanda di asilo se il richiedente ha un legame significativo con un Paese terzo sicuro, se è transitato da un Paese nel quale avrebbe potuto ottenere una protezione effettiva o se esiste un accordo tra l’Ue o lo Stato membro e quel Paese per l’ammissione dei richiedenti asilo, con l’esclusione dei minori non accompagnati.
Il nuovo elenco europeo dei Paesi di origine sicuri comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. A questi si aggiungono automaticamente i Paesi candidati all’adesione all’Unione europea, salvo specifiche eccezioni.
Tra le circostanze che possono escludere un Paese dalla qualifica di sicuro figurano la presenza di violenze indiscriminate legate a conflitti armati, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo a livello Ue superiore al 20% o l’imposizione di sanzioni economiche per gravi violazioni dei diritti fondamentali.
La Commissione europea avrà il compito di monitorare costantemente la situazione nei Paesi inclusi nella lista e potrà intervenire sospendendo temporaneamente o proponendo la rimozione definitiva di un Paese qualora le condizioni cambino. Gli Stati membri conserveranno inoltre la possibilità di designare ulteriori Paesi sicuri a livello nazionale, con l’eccezione di quelli eventualmente rimossi dall’elenco Ue.
L’approvazione dei due regolamenti è stata accolta con soddisfazione dal governo italiano e dal centrodestra.
Secondo il relatore per i Paesi di origine sicuri, Alessandro Ciriani (Fratelli d’Italia),
Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi:
E ha aggiunto:
Infine, l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi ha dichiarato:
sottolineando come con le nuove norme i giudici italiani avranno “meno discrezionalità”.
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