La prossima settimana approderà alla Camera la stretta contro i "cambi di casacca", fortemente voluta dalla Lega.
La riforma, destinata a incidere in maniera profonda sugli equilibri parlamentari arriva a pochi giorni dalla scissione dei cosiddetti "vannacciani" passati dalla Lega (Rossano Sasso e Edoardo Ziello) a Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci.
Con Emanuele Pozzolo (Gruppo Misto, ex FdI) in totale sono stati tre i deputati che hanno aderito al nuovo soggetto politico.
Dalla Lega fanno sapere stavano lavorando da tempo alla misura, ma il tempismo lascia pensare che i fatti dell'ultima settimana abbiano almeno accelerato l'iter per l'approdo in Aula.
Quando si parla di cambi di casacca si intende un fenomeno molto diffuso nel parlamento italiano, ovvero, il passaggio di deputati e senatori da un gruppo parlamentare all'altro nel corso della legislatura.
Le nuove norme, che puntano a disincentivare i trasferimenti individual, al momento interesseranno solo Montecitorio, essendo state inserite in una più ampia riforma del regolamento della Camera.
La proposta ha ricevuto un via libera quasi unanime in Giunta per il regolamento (con l’astensione di M5s e Avs) e arrivare in Aula per l'approvazione già la prossima settimana. Se approvate, le nuove regole entreranno in vigore dalla prossima legislatura.
Le nuove regole che puntano a disincentivare i trasferimenti individuali, agendo su due leve principali: contributi economici e incarichi istituzionali.
Il cuore della riforma, infatti, riguarda i contributi economici destinati ai gruppi parlamentari. Con le regole attuali, i gruppi parlamentari ricevono fondi proporzionali al numero dei suoi componenti.
La perdita o l'acquisto di un deputato determina, quindi, un guadagno o una perdita economica. Con le nuove regole, si stabilisce che in caso di cambio di gruppo a legislatura in corso, solo il 50% della quota spettante al deputato passerà al nuovo gruppo, mentre l’altra metà resterà al gruppo di provenienza.
Unica eccezione alla norma riguarda il trasferimento in contemporanea di almeno sette deputati. In quel caso l'intero importo delle quote dei deputati verrebbero trasferite al nuovo gruppo.
La ragione la spiegano gli stessi relatori del provvedimento, Federico Fornado (PD), Igor Iezzi (Lega) e Angelo Rossi (FdI): in quel caso si configurerebbe una vera e propria scissione “su base evidentemente politica” e come tale non può essere ostacolata. La ratio è distinguere tra trasformismi individuali e rotture politiche strutturate.
Oltre ai fondi, la riforma interviene anche sugli incarichi. Il deputato che cambia gruppo decadrà da quasi tutte le cariche ricoperte - in quota al partito - nell’Ufficio di presidenza della Camera e negli Uffici di presidenza delle Commissioni, con l’eccezione del presidente della Camera.
La ratio di questa misura è evidente: evitare che il passaggio a un nuovo gruppo possa alterare gli equilibri istituzionali definiti a inizio legislatura.
Come anticipato, la stretta sui cambi di casacca, è parte di un pacchetto più ampio di modifiche al regolamento di Montecitorio, che tra le novità più rilevanti prevede anche l’abolizione dell’obbligo di attendere 24 ore tra l’apposizione della questione di fiducia e il relativo voto.
L'obiettivo è velocizzare l’iter dei provvedimenti su cui il governo pone la fiducia, riducendo i tempi morti. La misura non ha mancato di suscitare interrogativi sull’equilibrio tra efficienza e dibattito parlamentare.
Parallelamente, viene rafforzato lo “statuto delle opposizioni”: le presidenze delle Giunte per le elezioni e per le autorizzazioni spettano a esponenti delle minoranze; si stabilisce che i progetti di legge iscritti in calendario su richiesta di un gruppo di opposizione non possano essere rinviati senza il consenso del gruppo interessato, e che almeno una seduta al mese sia dedicata al loro esame.
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