16 Feb, 2026 - 11:16

Inter-Juve, il trio infernale e il giorno nero del calcio italiano

Inter-Juve, il trio infernale e il giorno nero del calcio italiano

Il trio infernale La Penna-Kalulu-Bastoni porta con sé una scia di troppi pensieri, anche cattivi. Per esempio: il calcio lascia impuniti i simulatori? O li celebra quasi come eroi, come se fossero tutti Maradona nell’interpretazione di quarant’anni fa della memorabile “Mano de Dios”? No. L’eccezione dei Mondiali di quarant’anni fa non può diventare regola aurea.

E poi Maradona legittimò quel tocco di mano con altri gol, uno più bello dell’altro, e con una narrazione sociopolitica che rese addirittura giusto quel colpo sfuggito all’arbitro. La partita era tra Argentina e Inghilterra, che si erano – purtroppo – sfidate pochi anni prima in una guerra per le isole Falkland (dette “Malvinas” dai sudamericani). In guerra avevano vinto i britannici, più forti. Nel calcio, gli argentini, con Maradona.

Il grande errore e le reazioni

L’interista Bastoni non aveva alcuna guerra da vendicare con lo juventino Kalulu. Va tolta ogni giustificazione a quel che si è visto sabato a San Siro: il più grave errore arbitrale della storia del calcio. Equivalente a uno scambio di persona. Il giocatore che doveva essere espulso è rimasto in campo, e viceversa. Il simulatore premiato, l’ingenuo punito. Con quali conseguenze?

Solidarietà a Bastoni per le offese e le minacce social. Un consiglio a lui e alla famiglia: denunciate tutti gli haters, senza esitazione.
Solidarietà anche a Chivu, che ha invertito le promesse della vigilia proprio per difendere il suo giocatore, già massacrato dal mondo. L’allenatore ha fatto bene, anche a costo di apparire incoerente e incerto: Bastoni è un giocatore dell’Inter e Chivu è l’allenatore dell’Inter. Che doveva fare? Che cosa avrebbe dovuto dire?

Chivu assolto, Bastoni no

Chivu assolto. Chiellini anche. “Questo non è calcio”: ha detto una frase che nei giorni scorsi anche altri avevano usato come facile ritornello. Solo che, siccome l’ha pronunciata Chiellini, dirigente e simbolo della Juventus, tanti cialtroni si sono rivoltati gridando e scrivendo: “Proprio voi! Da che pulpito!”, cioè populismo becero e consueto esempio di scorrettezza altrui. Non di Chiellini. Che può difendere la Juve quanto vuole, anche di più. Perché la Juventus non è stata l’unica colpevole, ma – di fatto – l’unica che ha pagato duramente, sia nella catastrofe del 2006 sia nelle più recenti vicende legate alle plusvalenze fittizie.

Riassunto: punito l’arbitro La Penna, assolti Chivu e Chiellini. Condannato, ovviamente, Bastoni. Con quali sanzioni allegate? L’arbitro verrà messo a riposo forzato. Il giocatore, no. Forse nemmeno dalla nazionale, secondo le indiscrezioni che filtrano da Gattuso e dalla Federazione. E questo non va bene. Perché il trio infernale La Penna-Kalulu-Bastoni non può finire con l’arbitro fermato, lo juventino disperato e l’interista assolto, se non addirittura premiato da chi rievoca la maradoniana “Mano de Dios” per raccontare che il calcio è fatto anche di simulazioni.

Ci sono evidenti differenze nei vari casi. Un conto è fregare tutti con una prodezza comunque da applausi per esibizione tecnica; ben altro conto è buttarsi a terra per ingannare un avversario disperato e un arbitro sbadato. Se esiste un minimo di etica sportiva anche nel calcio, Bastoni va punito. In qualche modo punito. In nessun caso premiato.

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