Chi caccia i soldi? Alla fine, la domanda è sempre quasi questa. E quasi sempre rimane inevasa.
Come nel caso del Comitato per il No al referendum sulla riforma della Giustizia.
Il ministro Nordio, pressato da un'interrogazione parlamentare, ha chiesto che i finanziatori del comitato possano essere resi pubblici, per una questione di trasparenza.
Ma dal comitato continuano a rispondere picche.
Quest'oggi, il professor Enrico Grosso, il presidente del Comitato per il No, ha spiegato il motivo al Corriere della Sera.
Intervistato da Virginia Piccolillo, Grosso, leader del Comitato per il No ha spiegato che i nomi dei finanziatori della campagna referendaria contro la riforma Nordio sono e rimarranno segreti.
Il ministro Nordio dice che per trasparenza bisognerebbe renderli noti. Lo farà? Gli ha chiesto la giornalista del CorSera. Al che Grosso ha risposto così:
Si tratta di Antonio Diella, un magistrato dell'Anm. Ma anche lui sembra proprio che non abbia tutta questa voglia di svelare dalle tasche di chi provengono i soldi.
Fatto sta che Grosso, sempre nell'intervista data al Corriere della Sera, ha tenuto a precisare che il comitato per il No non è composto e finanziato solo da magistrati, bensì anche da normali cittadini "avvocati, giuristi, preti..."
Preti?! Gli ha chiesto Piccolillo. E Grosso:
Ora: la Cei ha dato disposizione alla Chiesa italiana di rimanere lontana dalla contesa referendaria. Ma Grosso ha continuato così:
In ogni caso, i referenti del comitato per il No sembrano nascondersi dietro a un dito: nello statuto c'è scritto che le linee direttive le dà l'Associazione nazionale magistrati...
è stata la risposta sibillina di Enrico Grosso.
Fino al 22 e al 23 marzo, la guerra tra il Sì e il No prevederà di sicuro altre battaglie del genere, con buona pace della trasparenza di chi ci mette i soldi.
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