Per settimane la morte di Peter Greene è rimasta avvolta nel mistero.
L’attore cult di Hollywood, noto per aver interpretato alcuni dei villain più iconici degli anni '90, era stato trovato senza vita nel suo appartamento di New York lo scorso 12 dicembre.
Ora, a distanza di due mesi, è arrivata finalmente la risposta che in tanti aspettavano: la causa del decesso è stata resa pubblica dall’ufficio del medico legale capo della città. E quello che è emerso ha scioccato fan e colleghi.
Ecco cos'ha detto il medico legale.
Peter Greene, 60 anni, è morto a causa di una ferita da arma da fuoco all’ascella sinistra che ha provocato la lesione dell’arteria brachiale. Le autorità hanno stabilito che si è trattato di una morte accidentale. Una dinamica tragica e inaspettata che ha riportato l’attenzione su una delle figure più intense e sottovalutate del cinema americano degli ultimi trent’anni.
La notizia è arrivata mercoledì 18 febbraio, quando il medico legale di New York ha confermato ufficialmente le cause della morte dell’attore. Greene era stato ritrovato nel suo appartamento del Lower East Side dopo che i vicini avevano segnalato musica provenire dalla sua abitazione per oltre 24 ore consecutive.
Secondo quanto raccontato dal suo manager Gregg Edwards, un controllo di routine è stato effettuato dopo l’insolito silenzio dell’attore nei giorni precedenti. Edwards aveva parlato con Greene all’inizio della settimana e nulla lasciava presagire un epilogo così drammatico.
La ferita, localizzata sotto il braccio, ha colpito un’arteria vitale provocando un’emorragia fatale. Un incidente in solitaria, quindi, che ha messo il punto a un mistero durato quasi 4 mesi. Una conclusione che non ha però attenuato lo shock nel mondo dello spettacolo, dove Greene era considerato uno dei più grandi caratteristi della sua generazione.
Il nome di Peter Greene è indissolubilmente legato a pellicole che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo. Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per il ruolo di Zed in "Pulp Fiction", il capolavoro di Quentin Tarantino che ha ridefinito il linguaggio cinematografico negli anni '90.
Nello stesso periodo Greene aveva conquistato il pubblico anche grazie alla sua interpretazione di Dorian Tyrell in "The Mask", dove recitava accanto a Jim Carrey e Cameron Diaz. Il suo volto minaccioso e la sua presenza scenica lo avevano reso uno dei cattivi più memorabili di quel decennio.
Nel corso della sua carriera ha preso parte anche a titoli come "The Usual Suspects", "Blue Streak" e "Training Day", lavorando al fianco di star del calibro di Denzel Washington ed Ethan Hawke.
Il suo debutto cinematografico risale al 1992 con "Laws of Gravity", dopo un primo ruolo televisivo nella serie poliziesca "Hardball". Da lì, Greene ha costruito una carriera solida fatta di interpretazioni intense e spesso inquietanti, che gli hanno garantito un posto speciale nell’immaginario cinefilo.
Gregg Edwards ha voluto ricordare l’attore con parole cariche di affetto: "Nessuno interpretava i cattivi meglio di Peter. Ma aveva anche un lato gentile che la maggior parte delle persone non ha mai visto e un cuore grande come l’oro".
Un tributo che mette in luce la distanza tra i personaggi oscuri interpretati sullo schermo e l’uomo dietro la macchina da presa. "Era uno dei migliori caratteristi del pianeta", ha aggiunto Edwards. "Era un buon amico che avrebbe dato anche la camicia che indossava. Era amato e ci mancherà".
Al momento della sua morte, Greene era impegnato in un progetto a cui teneva particolarmente: il documentario "From the American People: The Withdrawal of USAID". L’attore figurava come co-produttore e narratore insieme a Jason Alexander e Kathleen Turner.
Secondo Edwards, si trattava di un lavoro guidato dalla passione di Greene per la sensibilizzazione sulle morti globali causate dallo smantellamento dell’USAID. Un impegno sociale che rappresentava per lui una missione personale negli ultimi anni.
La morte di Peter Greene segna la perdita di un talento capace di trasformare ogni ruolo secondario in un momento indimenticabile. Il suo contributo al cinema degli anni '90 e dei primi anni 2000 rimane evidente ancora oggi, grazie a interpretazioni che hanno lasciato il segno nella cultura pop.
Dai criminali disturbanti ai gangster spietati, Greene ha incarnato una galleria di antagonisti che hanno contribuito a definire l’estetica di un’epoca cinematografica. La rivelazione della causa della sua morte chiude un capitolo doloroso, ma il suo lavoro continuerà a vivere sul grande schermo.
A due mesi dalla tragedia, fan e colleghi possono finalmente trovare una parziale risposta a quanto accaduto. E mentre Hollywood lo saluta, resta il ricordo di un attore che ha saputo trasformare l’oscurità dei suoi personaggi in pura arte.
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