20 Feb, 2026 - 13:54

Morte di Giovanni Marchionni a Olbia, indagata la proprietaria dello yacht: cosa sappiamo

Morte di Giovanni Marchionni a Olbia, indagata la proprietaria dello yacht: cosa sappiamo

A sei mesi dalla morte di Giovanni Marchionni, 21enne di Bacoli (Napoli) trovato senza vita su un lussuoso yacht ormeggiato nella banchina 7 della Marina di Portisco, a Olbia, la Procura di Tempio Pausania ha iscritto nel registro degli indagati la proprietaria dell'imbarcazione.

Si tratta dell'armatrice Annalaura Di Luggo. L'atto, necessario per poter effettuare ulteriori verifiche, è stato notificato anche ai suoi legali rappresentanti, Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto. 

Giovanni Marchionni morto su uno yacht, indagata Annalaura Di Luggo: chi è

Annalaura Di Luggo, 56 anni, è molto conosciuta a Napoli, dove vive. Oltre a essere consigliere delegato del cantiere Fiart Mare di Bacoli, è anche un'artista multimediale e regista.

Come riportano le maggiori testate nazionali tra cui Il Corriere del Mezzogiorno, l'imprenditrice avrebbe inizialmente raccontato che Giovanni Marchionni si trovava sullo yacht in veste di ospite, in vacanza in Costa Smeralda insieme alla sua famiglia.

Una versione che sarebbe stata smentita dai genitori del 21enne e anche dal sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, che segue la vicenda fin dal primo istante.

"Era in Sardegna non per una vacanza con amici. Non per alloggiare in hotel extra-lusso. Lo hanno trovato senza vita mentre dormiva nello stanzino riservato a chi fa lo skipper. Lo hanno trovato senza vita, lì dove viene fatto dormire chi è chiamato su uno yatch per lavorare. Non per una gita di piacere" ha scritto su un post pubblicato sui suoi canali social lo scorso 27 gennaio.

La causa del decesso e le indagini

Secondo quanto emerso dall'autopsia, Giovanni Marchionni sarebbe morto per aver inalato acido solfidrico, un gas altamente tossico e potenzialmente letale.

Intanto, proprio per chiarire cosa sia successo a bordo dello yacht, stanno proseguendo gli accertamenti e i sopralluoghi. Nella mattina di oggi, 20 febbraio, sono arrivati gli ispettori del lavoro della Asl di Olbia. Finora lo Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) non era mai intervenuto nalla vicenda.

Nelle prossime ore la Procura stabilirà le ulteriori verfiche da effettuare.

La famiglia chiede giustizia

Mentre la famiglia di Giovanni attende di sapere cosa sia realmente successo, chiedendo che venga fatta giustizia, alcuni giorni fa il Comune di Bacoli ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo.

"Siamo fiduciosi sull’operato della magistratura. Nessuno restituirà Giovanni alla mamma, al papà, al fratello, alle sorelle, a tutti. Ma la giustizia qui. Quella la vogliamo. E Giovanni l’avrà. Noi ci saremo", ha scritto il primo cittadino su Facebook, condividendo un'immagine sorridente del giovane.

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