Stava lavorando come vigilante, impegnato nel cantiere per le Olimpiadi a Cortina d'Ampezzo, quando ha avuto un malore, risultato fatale. Per la morte di Pietro Zantonini, deceduto lo scorso 9 gennaio a 55 anni, c'è ora un indagato.
L'accusa è di omicidio colposo, con una possibile aggravante legata alle condizioni ambientali e di sicurezza. Le indagini dovranno dimostrare se ci sia una correlazione tra il decesso e le condizioni di lavoro, di cui la vittima si era lamentata con i familiari.
La Procura di Belluno ha iscritto nel registro degli indagati Michele Grassi, titolare della società milanese che aveva assunto il vigilante pugliese Pietro Zantonini. L'uomo era residente a Brindisi, ma da alcuni mesi si trovava in Veneto proprio per lavoro, con un contratto a tempo determinato.
L'uomo si era sentito male durante la sorveglianza notturna al cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo.
Il 55enne aveva riferito ai familiari di cattive condizioni di lavoro: temperature estremamente rigide, turni massacranti, riparo stretto e dotato solo di una stufetta, appena sufficiente a combattere il freddo. Circostanze che le indagini dovranno però chiarire e dimostrare.
La notte in cui il vigilante si è sentito male, la temperatura era scesa a -12°C. Aveva iniziato il suo turno nel tardo pomeriggio e aveva quasi finito il suo giro quando, intorno alle 2, ha chiamato dei colleghi per chiedere aiuto, affermando di avere problemi respiratori.
L'ambulanza del Suem 118 è arrivata troppo tardi dal vicino ospedale Codivilla: per lui non c'è stato niente da fare. La moglie ha subito presentato una denuncia in procura: secondo i familiari, infatti, sarebbero state le condizioni di lavoro alla base del decesso dell’uomo.
L’autopsia disposta dalla procura ha chiarito che l'uomo è morto per un infarto, ma non è stata in grado di stabilire una chiara e diretta correlazione con l'attività lavorativa.
Saranno necessari ulteriori accertamenti, mentre la famiglia chiede di fare luce sulla morte di Pietro.
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