Ha sempre fatto tesoro delle sue origini, Ermal Meta. In diverse occasioni proprio quelle lo hanno ispirato per canzoni intime e sentite.
Nato il 20 aprile 1981 a Fier, in Albania, è arrivato in Italia a tredici anni insieme alla madre, al fratello Rinald e alla sorella Sabrina, stabilendosi a Bari.
Da lì è partita una carriera che lo ha portato a vincere Sanremo 2018 con Fabrizio Moro e a tornare tra i 30 Big del Festival di Sanremo 2026 con il brano “Stella stellina”, una canzone che lui stesso ha definito “di resistenza e speranza”.
Fier è una città dell’Albania centro-meridionale, situata a 80 km dalla capitale Tirana. Ermal Meta vi ha vissuto fino all’adolescenza.
Il trasferimento in Puglia ha rappresentato per lui una vera rinascita: a Bari ha iniziato a suonare la chitarra, ha fondato le sue prime band (gli Ameba 4 e, poi, La Fame di Camilla) e si è fatto strada come autore, scrivendo brani per artisti come Marco Mengoni, Emma, Annalisa e Francesco Renga.
Il legame con le origini albanesi attraversa tutta la sua produzione, dalla musica alla letteratura. Ermal Meta è, infatti, anche un romanziere: nel 2022 ha pubblicato il libro “Domani e per sempre”, ambientato nella storia dell’Albania del Novecento e candidato al Premio Strega, e nel 2025 è uscito il suo secondo libro, “Le camelie invernali”. Entrambi i romanzi sono editi per La Nave di Teseo.
Ermal Meta ha raccontato più volte che la sua infanzia in Albania è stata segnata dalla figura di un padre violento e assente, una presenza che lui stesso ha definito ingombrante e dolorosa. Ha spiegato che il padre è “uscito dalla sua vita” all’inizio degli anni Novanta e che da allora non ha più alcun rapporto con lui, al punto da dire di non ricordarne nemmeno più il volto.
Lo ha raccontato così a “Verissimo” nel 2018:
Proprio da quella ferita nascono anche “Lettera a mio padre”, una canzone definita dal cantante catartica, e molte riflessioni sul maschilismo e sulla violenza domestica, temi che Meta ha collegato pubblicamente alla necessità di rompere i modelli patriarcali tossici con cui è cresciuto.
Nelle interviste più recenti, tra 2024 e 2025, il cantautore ha raccontato come la paternità lo abbia spinto ancora di più a prendere le distanze dall’esempio ricevuto da suo padre e a costruire un modo completamente diverso di essere genitore, presente e affettivo.
Al contrario, ha sempre avuto uno splendido rapporto con sua madre. Sua madre, violinista professionista e primo violino dell’orchestra di Fier, ha sempre cercato di essere presente per lui. Il cantante, in particolare, aveva raccontato a Silvia Toffanin un aneddoto del suo passato, un momento che gli ha toccato il cuore e che ancora lo commuove:
Dopo alcuni anni trascorsi anche a Milano per motivi professionali, Meta ha scelto di tornare a vivere stabilmente a Bari con la sua famiglia. Nel 2025 è diventato padre e ha deciso di costruire la sua quotidianità nella città che lo ha accolto da ragazzino.
Nella sua casa barese ha anche realizzato un nuovo studio creativo, progettato dallo studio BertO: uno spazio multifunzionale dove musica, design e convivialità si fondono, con zone per gli strumenti, aree per collaboratori e arredi su misura pensati per stimolare l’ispirazione.
È stato definito uno spazio con molte anime e il cantante ha richiesto espressamente che, in parte, avesse un progetto simile a quello di una casa. Bari resta comunque il luogo dove tutto è cominciato e dove continua a scrivere le sue canzoni.
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