23 Feb, 2026 - 10:22

Morte Lucia Salcone a San Severo, arrestato il marito Ciro Caliendo: “Simulò un incidente”

Morte Lucia Salcone a San Severo, arrestato il marito Ciro Caliendo: “Simulò un incidente”

Lucia Salcone era stata ritrovata carbonizzata all'interno dell'auto guidata dal marito, Ciro Caliendo, che però si era miracolosamente salvato, riuscendo a uscire dalla vettura prima dello scoppio dell'incendio: era il 27 settembre 2024. Un terribile incidente, avvenuto sulla strada provinciale 13, nelle campagne di San Severo, in provincia di Foggia: così aveva riferito il marito agli investigatori.

Una versione che non ha mai convinto gli inquirenti. Oggi, 23 febbraio 2026, Caliendo è stato arrestato dalla Polizia: l'accusa è di omicidio premeditato.

Morte di Lucia Salcone a San Severo, arrestato il marito Ciro Caliendo

Già nelle ore successive al presunto incidente, il racconto di Caliendo aveva insospettito gli investigatori, tanto da essere indagato. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale. 

Agli agenti intervenuti sul luogo del sinistro l'uomo aveva raccontato che la sua auto aveva urtato un mezzo proveniente dal senso opposto di marcia, per poi finire fuori strada e urtare un albero.

A causa dell'impatto era scoppiato un incendio: le fiamme avevano avvolto l’abitacolo, estendendosi agli abiti di Lucia Salcone, rimasta intrappolata e carbonizzata all’interno, mentre lui era riuscito a mettersi in salvo. 

Tuttavia erano subito emerse incongruenze tra lo stato dei luoghi e quanto dichiarato dall’uomo. 

Le indagini

La procura aveva affidato le indagini alla Squadra Mobile, in modo da escludere possibili condotte dolose. In effetti, pochi giorni dopo, per l’uomo era cambiato il titolo del reato: da omicidio stradale a quello di omicidio volontario.

Nelle settimane successive le indagini, grazie alle perizie di consulenti e alla verifica delle immagini provenienti da videocamere di sorveglianza, avevano evidenziato diverse incongruenze sulla ricostruzione fornita dall'indagato.

La velocità dell'auto era risultata essere troppo bassa per giustificare la perdita di coscienza e la mancata attivazione degli airbag. Inoltre, all'interno dell'abitacolo, era stato trovato del liquido infiammabile: segno che il rogo non era stato accidentale. 

Grazie alle prove raccolte in più di nove mesi di attività investigativa, gli inquirenti hanno potuto ricostruire le fasi antecedenti e preparatorie del delitto, nonché i momenti successivi e anche il possibile movente.

Il movente

Secondo gli investigatori, l'uomo avrebbe commesso il delitto sia per motivi passionali che economici. Quanto accaduto, infatti, sarebbe stato frutto di una determinazione a commettere l'omicidio senza ripensamenti e senza soluzione di continuità.

Al funerale della moglie l'uomo si era mostrato distrutto, piangendo davanti alla bara: un'altra messinscena, stando alle indagini, per cercare di allontanare i sospetti su di sé.

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