28 Feb, 2026 - 17:41

Sara Pedri, riprese le ricerche in Trentino a cinque anni dalla scomparsa: "Basta un piccolo segno"

Sara Pedri, riprese le ricerche in Trentino a cinque anni dalla scomparsa: "Basta un piccolo segno"

Sara Pedri aveva 31 anni quando decise di sparire: era il 4 marzo 2021. La sua auto e il suo cellulare vennero ritrovati sul ponte di Mostizzolo, tra i comuni di Cles e Cis, in Trentino-Alto Adige.

La ginecologa originaria di Forlì, in servizio presso l'ospedale Santa Chiara di Trento, secondo le indagini si sarebbe buttata proprio da quel punto: il suo corpo, mai ritrovato, sarebbe arrivato al Lago di Santa Giustina.

Oggi, 28 febbraio 2026, a quasi cinque anni dalla sua scomparsa, le ricerche sono riprese.

"Sentivo il bisogno di condividere con voi, che non ci avete mai lasciati soli, questo momento così carico di emozione, di attesa, di speranza e di dolore insieme" si legge sulla pagina Facebook "Verità per Sara Pedri".

Scomparsa Sara Pedri, riprese le ricerche nel lago di Santa Giustina in Trentino

La notizia della ripresa delle ricerche era stata comunicata un paio di settimane fa dalla sorella di Sara, Emanuela, che non ha mai smesso di cercare la verità. La richiesta era stata presentata al Prefetto di Trento tramite l'Associazione Penelope, che si occupa di persone scomparse.

Le operazioni, che sono coordinate dal comandante della compagnia dei carabinieri di Cles, sono riprese dove si erano interrotte nel 2023.

"Sappiamo bene che dopo cinque anni difficilmente troveremo un corpo. Lo sappiamo con la mente, ma il cuore continua a sperare" si legge ancora sul post.

"Basterebbe un piccolo segno, qualcosa che ci aiuti a rispondere alla domanda che ci accompagna ogni giorno, senza tregua: 'Sara è lì?'”

Il processo al primario Tateo

Il giorno prima di far perdere le proprie tracce, il 3 marzo 2021, Sara Pedri aveva rassegnato le dimissioni dall'ospedale. Secondo l'accusa, subiva da mesi vessazioni in reparto, dovendo sottostare a turni massacranti e insulti. Una situazione che, secondo la famiglia della 31enne, l'aveva profondamente segnata e cambiata.

Dopo la sua improvvisa scomparsa, era scoppiato il caso. Il primario Saverio Tateo e la vice Liliana Mereu erano stati accusati di maltrattamenti in reparto, con 21 parti civili che si erano ritenute offese. Sono stati assolti in primo grado con formula piena, perché "il fatto non sussiste".

La Procura di Trento, una volta apprese le motivazioni, ha deciso di presentare ricorso in Appello.

La lotta della famiglia

La famiglia non ha mai smesso di lottare per avere giustizia. Intanto, tramite queste nuove ricerche - che andranno avanti anche ad aprile, quando le acque del lago saranno più basse - sperano di trovare almeno un oggetto che apparteneva a Sara: una scarpa, i suoi occhiali blu-viola.

"Cercare Sara non significa soltanto cercarla fisicamente. Significa continuare a riconoscere la sua presenza nella sua assenza. Significa permettere alla sua voce di vivere ancora attraverso di noi" spiegano i familiari su Facebook.

"Attraverso la sua storia abbiamo acceso una luce su un dolore silenzioso che colpisce tante persone e di cui si parla ancora troppo poco: il mobbing. Se oggi se ne parla di più, è anche grazie a lei. E noi continueremo a cercarla, a parlarne e a non lasciare che il silenzio copra ciò che deve essere visto".

 

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