Il sipario sul Festival di Sanremo 2026 si è appena chiuso con la vittoria di Sal Da Vinci, ma gli occhi della Rai e degli addetti ai lavori sono già proiettati al futuro. Durante la finalissima, l'annuncio del passaggio di testimone tra Carlo Conti e Stefano De Martino ha tracciato la rotta per l'edizione 2027.
Accanto al conduttore napoletano, la Rai ha schierato una figura chiave: Fabrizio Ferraguzzo, l'uomo che guiderà la direzione musicale verso una nuova era discografica.
Il nome di Fabrizio Ferraguzzo non è nuovo per chi mastica pane e musica, ma il suo ingresso ufficiale nel team di Sanremo 2027 come direttore musicale rappresenta una svolta strategica per la Rai. Romano di nascita ma milanese d'adozione, Ferraguzzo ha costruito una carriera solida e silenziosa dietro le quinte dell'industria discografica.
La sua ascesa è iniziata come A&R per Sony Music Italy, dove ha dimostrato un fiuto non comune nel firmare e sviluppare progetti che avrebbero dominato le classifiche. Il grande pubblico ha iniziato a percepire la sua influenza quando, nel 2021, è diventato il manager dei Maneskin.
Sotto la sua ala protettiva, attraverso la Exit Music Management, la band romana ha trasformato la vittoria di Sanremo e dell'Eurovision in un fenomeno globale senza precedenti, collezionando oltre 35 milioni di copie vendute e premi internazionali come gli MTV Video Music Awards e i Billboard Music Awards.
Ferraguzzo non è solo un manager, ma un produttore esperto: è lui che ha curato la produzione di "Zitti e buoni". Prima dei Maneskin, il suo curriculum vantava già collaborazioni di prestigio con artisti del calibro di Achille Lauro - con cui ha portato la rivoluzionaria "Rolls Royce" all'Ariston nel 2019 - e i Pinguini Tattici Nucleari.
La sua esperienza televisiva si è consolidata inoltre nel ruolo di direttore musicale per X Factor Italia, posizione ricoperta per diverse stagioni, che gli ha permesso di affinare la capacità di costruire cast funzionali allo show televisivo senza perdere di vista la qualità artistica.
Nel 2024, il suo prestigio è stato sancito dall'ingresso nella Recording Academy, rendendolo uno dei pochissimi italiani con diritto di voto ai Grammy Awards.
L'investitura di Stefano De Martino come direttore artistico e conduttore per il prossimo biennio ha generato un grande entusiasmo nei vertici Rai, ma anche qualche interrogativo sulla gestione della parte prettamente musicale.
Se De Martino è considerato il mattatore perfetto, capace di gestire il palco con la disinvoltura di uno showman navigato, la scelta di affiancargli Ferraguzzo serve a blindare la qualità delle proposte in gara. Williams Di Liberatore, direttore dell'Intrattenimento Prime Time Rai, ha descritto questa collaborazione come un investimento necessario per garantire un Festival giovane, fresco e soprattutto competitivo sul mercato internazionale.
Il ruolo di Ferraguzzo sarà centrale: dovrà supportare De Martino nella selezione dei brani e nella costruzione di un cast che sappia bilanciare i grandi nomi della musica italiana con i talenti emergenti che dominano le piattaforme di streaming.
Insieme al produttore Shablo, Ferraguzzo ha fondato Moysa, un hub creativo milanese che oggi rappresenta il cuore pulsante delle nuove produzioni. Questa visione moderna e trasversale sarà la bussola per Sanremo 2027, con l'obiettivo di superare i risultati, talvolta altalenanti, delle edizioni precedenti.
Tuttavia, il coinvolgimento di un manager e produttore così attivo non è privo di polemiche. Nell'ambiente discografico si parla già di potenziali ombre legate a conflitti di interesse, data la sua vicinanza a molti degli artisti che inevitabilmente ambiranno al palco dell'Ariston.
La Rai ha però rassicurato che verrà costruita una squadra solida attorno ai due leader, garantendo trasparenza e meritocrazia. Per Ferraguzzo si tratta della sfida più grande: trasformare la sua visione internazionale in una kermesse che sia ancora lo specchio dell'identità nazionale.
Con "testa bassa e pedalare", come ha promesso De Martino, la macchina di Sanremo 2027 è ufficialmente partita, puntando a un'edizione che sappia far dialogare lo show puro con i nuovi linguaggi della discografia mondiale.
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