Anche i Gesuiti hanno preso posizione sul referendum sulla riforma della Giustizia.
Nell'ultimo numero della loro rivista - Civiltà Cattolica - c'è a tal proposito un saggio firmato da padre Giovanni Cucci e dal professore Michele Faioli che dà una direttiva precisa su come esprimersi nelle urne il 22 e il 23 marzo.
L'articolo descrive la riforma come un "bivio tra due visioni dello Stato": una che enfatizza la separazione netta tra il Pubblico ministero (l'accusatore) e il giudice, l'altra che difende l'unità della magistratura.
Gli autori sottolineano come la proposta intervenga su tre direttrici principali: separazione delle carriere fin dal concorso pubblico, sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due organismi distinti (uno per i giudici e uno per i pm), e istituzione di un'Alta Corte disciplinare per sanzionare gli errori dei magistrati. E, in conclusione, il loro articolo riconosce i meriti della riforma.
Come dire: superare il "correntismo" proponendo il sorteggio al posto delle elezioni per i nuovi Csm, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, è cosa buona e giusta.
Ma non solo: pur notando pericoli di un "isolamento del pm" e di un indebolimento dell'autogoverno delle toghe, Civiltà Cattolica presenta la riforma Nordio come il completamento del modello accusatorio introdotto negli anni Ottanta con la riforma Vassalli, un passaggio, quindi, per nulla anticostituzionale.
Per tutto questo, il Sì ha la benedizione dei Gesuiti.
La posizione sul referendum sulla Giustizia espressa attraverso la loro rivista ha suscitato un gran dibattito perché i Gesuiti, tradizionalmente vicini alle istanze progressiste e critici davanti alle derive populiste, sembrano proprio inclini al "Sì". E questa è una scelta che li fa andare n collisione con alcune altre frange cattoliche che, invece, sono contrarie alla riforma Nordio.
Ma tant'è: il Secolo d'Italia parla di "benedizione" implicita, evidenziando come l'articolo bilanci pro (terzietà del giudice e fine correntismo) e contro (un nuovo ruolo del Presidente della Repubblica), ma propenda per l'approvazione della riforma.
Il Foglio titola un suo articolo "Gesuiti per il Sì", notando l'importanza con cui rimarcano il superamento del correntismo.
Il nodo del nuovo ruolo del Presidente della Repubblica
A parere dei Gesuiti, il punto più delicato della riforma Nordio riguarda il ruolo del Quirinale: se vince il "Sì", Mattarella dovrà gestire due Csm oltre che le nomine nell'Alta Corte, evitando spaccature interne alla magistratura.
hanno scritto padre Giovanni Cucci, vicedirettore di Civiltà Cattolica, e il docente di diritto del lavoro presso l'Univesità Cattolica Michele Faioli.
Secondo loro, la riforma va inquadrata "in una transizione che si radica nella distinzione tra modello inquisitorio e accusatorio, con il primo legato alle monarchie assolute e agli Stati autoritari, con il giudice e l'accusatore che cooperano come rappresentanti dell'autorità statale alla ricerca di una verità oggettiva mentre il modello accusatorio, nato dalle rivoluzioni liberali, pone al centro i diritti invilabili dell'imputato e richiede un giudice che sia effettivamente terzo rispetto alle parti".
Alla fine, il pendolo della Compagnia di Gesù sembra proprio cadere per quest'ultimo modello.
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