Fazolo, il giornalista "combattente" per il Donbass: "Per colpa di Giorgia Meloni ora rischio attentati anche in Italia"
Qualcuno lo definisce "combattente" per l'indipendenza del Donbass, dove ha vissuto per due anni e dove ha scritto un libro ("In Donbass non si passa"). Ma Alberto Fazolo si sente soprattutto un giornalista e l'aggettivo "combattente" - racconta a Tag24 - lo accetta solo se si fa questa precisazione:
È combattente chi è mosso da qualche carica ideale
E la sua carica, Fazolo l'ha derivata da un fatto per lui lampante:
In Ucraina ci sono dei gruppi militari di stampo nazista che hanno un potere politico straordinario sul governo. Chi si dichiara antifascista, quindi, per me, non può non combatterli. Ognuno, naturalmente, con i mezzi che gli sono propri
Fazolo, il "combattente" per il Donbass: "Ora anche l'Italia rischia di subire degli attentati"
Al di là dello scenario di guerra ucraino, per cui pronostica una pace ancora lontana, Fazolo, con Tag24, ha parlato anche dell'ultimo fronte di guerra che si è aperto: quello dell'Iran.
Del resto, le cose, a suo dire, si tengono per mano:
Anche se non vogliamo parlare di terza guerra mondiale, ormai gli scontri sono così estesi e coinvolgono tanti Paesi, che in pratica è la realtà che ci troviamo di fronte
La paura di un'escalation, quindi, è giustificata?
Secondo me, non c'è un pericolo, c'è un'evidenza di escalation. La guerra non è solo contro l'Iran. Sono stati colpiti obiettivi dallo Sri Lanka all'Azerbaigian fino a Cipro. Quindi, lo scenario della guerra è vastissimo. E poi: se osserviamo gli obiettivi colpiti nel Caucaso, ci accorgiamo che sono gli stessi che, fino a poche settimane fa, sono stati nel mirino anche dell'Ucraina. Questo, senza dire che anche nel Mar Nero ci sono stati abbattimenti. Quindi, sostanzialmente, i conflitti si sono già ricongiunti. Abbiamo una guerra che va dallo Sri Lanka all'Artico. E, se non vogliamo chiamarla guerra mondiale, secondo me, è solo perché ci ostiniamo a non vedere l'evidenza
Il pericolo attentati in Italia
Fatto sta che una guerra mondiale "a pezzettini", per citare Papa Francesco, potrebbe farsi sentire anche in Italia, a detta di Fazolo.
Qualcosa, infatti, è cambiato nella nostra politica estera. Anche se, finora, "Giorgia Meloni sta seguendo la "migliore tradizione" italiana", sostiene Fazolo.
Qual è?
Quella dell'attendismo nelle guerre. Di solito, noi entriamo nei conflitti un pò dopo. Aspettiamo di vedere come tira il vento e poi decidiamo da che parte posizionarci
Ma adesso qual è la partita che gioca l'Italia?
È quella di decidere se porsi all'interno di quella che fino a qualche giorno fa si chiamava coalizione dei volenterosi, di fatto l'insieme delle forze europee, o di farsi schiacciare in maniera passiva dall'ombra di Trump
Fazolo cosa preferirebbe?
Io non accetto di buon grado nessuna di queste due opzioni. Io penso che la cosa migliore che potrebbe fare l'Italia sarebbe sfilarsi da questa guerra
Perché?
Anche per questo motivo: si tratta di una guerra che si combatterà sempre di più nel Mediterraneo. E ci tengo a ricordare due cose. Che alcune basi nel Sud Italia sono a portata dei missili iraniani. E che un altro campo di battaglia è quello libico. Lì ci sono le forze di tutti gli attori in campo ed è a un tiro di schioppo da noi. Per questo, secondo me, stiamo giocando con il fuoco. Il governo non capisce che non può valere la logica attendista né, soprattutto, quella bellicista
Intanto è scattato l'allarme terrorismo. C'è da avere paura?
Se facciamo riferimento all'Iran, che è un Paese sciita, non si è mai caratterizzato per eventi bellici non convenzionali. Con i sunniti, invece, c'è un'altra storia
È proprio a questo proposito che, a detta di Fazolo, qualcosa è cambiato:
Fino a qualche tempo fa, è sussistito un patto tra l'Italia e le forze dell'Islam sunnita. Il cosiddetto lodo Moro, un patto segreto ma confermato da tutti i protagonisti della Prima Repubblica che ci ha tenuto al riparo dagli attentati di questa matrice in cambio di una certa tolleranza. Questo patto ha retto. Ma ora Giorgia Meloni l'ha messo in discussione con l'arresto di militanti palestinesi che raccoglievano denaro per le loro organizzazioni, quindi nemmeno un'attività così pericolosa. Il lodo Moro prevedeva una tolleranza verso queste attività. Ma Meloni l'ha rotto con un'azione unilaterale, senza consultarsi con nessuno. E questo rappresenta un'inversione di politica estera che può avere conseguenze pesantissime anche sul piano della sicurezza nazionale