Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo e in risposta alle sollecitazioni dell'opposizione, ha riferito oggi in Senato sulla crisi in Iran.
L'intervento della premier ha focalizzato l'attenzione sulla guerra in Medio Oriente, ribadendo la posizione italiana di neutralità:
Giorgia Meloni ha assicurato che l'Italia non entrerà in guerra e non parteciperà agli interventi militari americani e israeliani contro il regime iraniano.
La premier ha sottolineato come questi ultimi avvengano fuori dal perimetro del diritto internazionale.
In ogni caso, il presidente del Consiglio ha indicato l'Iran come principale responsabile della crisi, e i suoi attacchi verso i Paesi del Golfo ingiustificati.
Meloni, a nome di tutto il governo, ha invocato una de-escalation immediata con la cessazione delle attività militari e ha auspicato un ritorno alla diplomazia.
In particolare, ha condannato la strage delle bambine della scuola di Minab, nel sud dell'Iran, chiedendo di preservare l'incolumità dei civili e annunciando il rafforzamento della difesa aerea per le nazioni amiche. Tra l'altro, sono migliaia gli italiani presenti in quelle nazioni.
Meloni, infine, ha respinto le accuse di complicità, difendendo l'impegno diplomatico del governo e criticando la polarizzazione politica che rischia, ancora una volta, di banalizzare il dibattito.
Per questo si è detta disponibile ad aprire un tavolo unitario con le opposizioni.
Sta di fatto che il centrosinistra ha criticato aspramente Giorgia Meloni per le presunte ambiguità del suo governo a proposito del possibile utilizzo delle basi Usa in Italia.
Il Partito Democratico ha presentato una risoluzione per vietarne l'uso al fine degli attacchi contro l'Iran, ribadendo il no a qualsiasi supporto militare che violi il diritto internazionale.
Del resto, in un'intervista rilasciata a Repubblica, anche l'ex premier Massimo D'Alema ha avuto modo di accusare la destra di ipocrisia, sostenendo che l'obiettivo sia distruggere l'Iran per favorire Israele.
La maggioranza, in ogni caso, ha difeso la linea del governo, con Tajani che ha chiarito che le basi finora non sono state richieste per le operazioni offensive su Teheran e un loro utilizzo non potrà non avere l'ok del parlamento
Ciò che è certo è proprio questo: nessuna decisione si potrà prendere sull'utilizzo delle basi italiane senza un voto del Parlamento.
L'opposizione, che si è presentata in aula con ben quattro diverse mozioni, ha insistito sul rischio di un coinvolgimento indiretto dell'Italia e sulla necessità di agire insieme agli altri partner europei. Ma da parte della maggioranza si è più volte ribadita la volontà di rimanere lontani dallo scenario bellico.
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