Il centrosinistra si è diviso ancora una volta in Parlamento presentando quattro mozioni separate sulla crisi nel Golfo Persico e sulle comunicazioni sul Consiglio Europeo. Il caso più eclatante è rappresentato dalla “rottura” tra Pd e M5S.
Stamattina, tuttavia, parlando ai microfoni di Rtl, 102,5 stamattina, Elly Schlein ha ribadito l'unità del fronte progressista e si è detta sicura dell'accordo con gli alleati per la definizione della leadership in vista delle elezioni politiche del 2027.
La politica estera è da sempre il tallone d'Achille del campo largo che non è mai riuscito a trovare una posizione unitaria quando si è trattato di votare in Parlamento. Dall'Ucraina a Gaza, passando per la Colombia e oggi per la crisi iraniana, i distinguo hanno caratterizzato il dibattito tra gli alleati, con posizioni in alcuni casi inconciliabili.
Il voto di ieri non ha fatto eccezione.
L'intervento della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alle Camere sulla crisi iraniana è stata anche l'occasione per la presentazione e votazioni delle risulizioni sul conflitto nel Golfo Persico. Il centrodestra ha presentato una mozione unitaria approvata con 196 voti.
Il centrosinistra ha presentato quattro risoluzioni. Pd, Avs e M5S presentano tre testi diversi, mentre l'ex Terzo Polo (Italia Viva, Azione e +Europa) si ricompatta per l'occasione presentando un documento unitario che verrà anche in parte approvato.
Il dato politico più rilevante resta lo screzio tra Pd e M5S.
Nelle ore immediatamente precedenti all'inizio del dibattito, Giuseppe Conte aveva provato a perorare la causa della mozione unitaria, ma Schlein lo aveva gelato, chiarendo che ognuno avrebbe presentato la propria mozione come sempre.
Il nodo resta l'Ucraina. Mentre sull'Iran i punti di contatto avrebbero consentito una soluzione condivisa, la distanza sulla guerra di Kiev appare ancora difficile da colmare.
Parlando con i cronisti al Senato, il leader M5s non ha esitato a sottolineare – con diplomazia - come il suo partito abbia cercato la soluzione unitaria a differenza degli alleati.
Elly Schlein, fedele al suo 'testardamente unitari', non si lascia scoraggiare e anche stamattina a ribadito che il campo progressista troverà un accordo sul leader per fornire un'alternativa alla destra.
Ha detto Schlein a Rtl 102.5.
Schlein prova a normalizzare la polemica sulle risoluzioni multiple (non è "caos", ma routine parlamentare) e valorizzare l'unità trasversale sull'Iran.
La coalizione si sta mostrando compatta sulla questione del referendum sulla giustizia. I tre partiti principali sostengono le tesi del No, seppur nel Pd ci siano dei distinguo.
Convergenze ci sono anche sui temi sociali, il lavoro e la sanità. La nota dolente restano i conflitti internazioni e soprattutto la posizione sull'Ucraina su cui il Pd è molto lontano rispetto a M5S e Avs.
Differenze sostanziali ci sono anche sul sostegno all'Unione Europea: il Pd è parte integrante dell'attuale governo, mentre M5S e Avs si pongono all'opposizione.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *