La crisi nel Golfo Persico continua ad incidere in maniera preoccupante sui prezzi delle materie prime energetiche. La chiusura a tempo indeterminato dello Stretto di Hormuz continua ad avere riflessi preoccupanti sui mercati petroliferi e sui prezzi dei carburanti.
La crisi energetica preoccupa l'Europa e l'Italia. Le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano infatti di compromettere una delle principali rotte mondiali del petrolio, con effetti immediati sui mercati globali.
Le tensioni geopolitiche delle ultime due settimane hanno portato il Brent sopra quota 90 dollari al barile, alimentando nuovi rincari lungo tutta la filiera energetica.
Il risultato è un aumento progressivo dei prezzi alla pompa, che tornano ai livelli più alti registrati negli ultimi anni, con ricadute su famiglie, trasporti e imprese.
Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, i prezzi alla pompa continuano a crescere.
Eni, pur restando mediamente la compagnia meno cara, ha ritoccato i prezzi consigliati aumentando di due centesimi al litro la benzina e di cinque centesimi il gasolio. In controtendenza Tamoil, che ha tagliato di sette centesimi il prezzo del diesel.
Nuovo salto delle quotazioni petrolifere ieri: il Brent torna sopra i 90 dollari al barile, con i prodotti raffinati in Mediterraneo che registrano ulteriori rialzi. La benzina ha chiuso a 621 euro per mille litri (+32), mentre il diesel è salito a 820 euro (+52).
Sulle autostrade i prezzi risultano ancora più elevati: la benzina self service arriva a 1,902 euro al litro (2,158 servito) mentre il diesel tocca 2,093 euro al litro (2,349 servito).

Il governo guarda con attenzione alla dinamica dei prezzi e al rischio di speculazioni. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto controlli severi, sottolineando che “non c’è ragione per aumentare i prezzi soprattutto sulla benzina e sul gasolio” e avvertendo che chi approfitterà della situazione verrà punito.
ha dichiarato il vicepremier.
Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per domani una nuova riunionedella Commissione allerta rapida “per avere altri elementi utili sull'aumento dei prezzi prima del Consiglio supremo di difesa".
Intanto anche in Europa qualcosa si muove dopo il via libera dell’International Energy Agency al rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche degli Stati membri per attenuare l’impatto della crisi, stabilizzare l’offerta e raffreddare i prezzi.
Anche l’Unione Europea si sta muovendo su più fronti: dal coordinamento delle scorte energetiche alla ricerca di rotte alternative per le importazioni di greggio e prodotti raffinati. L’obiettivo è evitare nuove impennate dei prezzi e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti in uno scenario internazionale sempre più incerto.
La portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, durante il briefing quotidiano con la stampa, ha spiegato che gli Stati membri dell'Ue dovrebbero notificare entro oggi le loro intenzioni riguardo alla proposta dell'Iea di usare le scorte strategiche di petrolio per calmierare i prezzi del greggio.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *