Era accusata di omicidio volontario aggravato per aver ucciso la figlia appena partorita annegandola nel water dell'appartamento sopra il night club "Serale" di Piove di Sacco, nel Padovano, dove prestava servizio come ballerina. Ora per Melissa Machado Russo, 29enne italo-brasiliana, è arrivata la condanna. I giudici di primo grado le hanno inflitto sedici anni di reclusione; due in più rispetto a quelli che la Procura aveva richiesto. La sentenza è stata pronunciata ieri, 25 marzo 2026, dopo circa due ore di camera di consiglio.
Secondo quanto ricostruito durante il dibattimento, la tragedia si consumò nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2024. Melissa Russo Machado, pur essendo incinta, continuava a lavorare come ballerina al Serale Club di Piove di Sacco. Al momento del travaglio, si recò nell'appartamento sovrastante il locale e partorì la neonata direttamente nel bagno, all'interno del water.
L'autopsia ha confermato che la bimba era nata sana e respirava. E ha rinviato la causa del decesso all'annegamento. Dalle indagini è emerso che la donna, ritenuta capace di intendere e di volere, non avrebbe avuto complici: agì da sola, dopo aver nascosto la gravidanza, continuando a fumare e indossando una panciera per mascherare l'aumento di peso.
L'avvocato difensore della 29enne, Marco Gianese, ha tentato di dimostrare, nel corso del processo, una sorta di "disconoscimento psichico" della donna. Che in un diario di circa 35 pagine sequestrato dagli investigatori nel suo appartamento, si descriveva come "vampira fisicamente immortale", sostenendo di avere un corpo da sedicenne grazie alla sua natura soprannaturale. Diversi anche i riferimenti all'occulto e all'esoterismo, scritti in alcuni casi col sangue.
I giudici le hanno riconosciuto, alla fine, le attenuanti, tra cui quella di trovarsi in una situazione "umanamente penosa", come aveva sostenuto anche il pubblico ministero, Sergio Dini, nella sua requisitoria, chiedendo una pena ancora più lieve, 14 anni.
Machado si trova attualmente agli arresti domiciliari presso l'abitazione dei genitori, nel Barese. Al momento della lettura del dispositivo non era presente in aula né ha assistito in videoconferenza. Una volta lette le motivazioni, il suo legale potrebbe decidere di ricorrere in Appello.
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