23 May, 2026 - 16:05

Sub morti alle Maldive, rientrate in Italia le salme: quando sono previste le autopsie

Sub morti alle Maldive, rientrate in Italia le salme: quando sono previste le autopsie

I feretri di quattro dei cinque sub italiani, morti alle Maldive durante un'immersione, sono atterrati all'aeroporto di Malpensa alle 13:10 di oggi, sabato 23 maggio 2026. Si tratta della biologa marina Monica Montefalcone, docente all'università di Genova, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino e del biologo marino Federico Gualtieri. Il corpo del padovano Gianluca Benedetti era già stato rimpatriato nei giorni scorsi.

Le salme saranno poi trasportate all'obitorio di Gallarate, in attesa delle autopsie che potrebbero fornire le prime risposte alla tragedia: cos'è successo a 60 metri di profondità nelle acque maldiviane?

Intanto proseguono le indagini della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti.

Arrivati in Italia i feretri dei cinque sub morti alle Maldive: quando verranno eseguite le autopsie

È atterrato all'aeroporto di Milano Malpensa il volo di linea della Turkish Airlines che ha riportato in Italia le salme di quattro dei sub italiani, i cui corpi sono stati recuperati dal rescue team di DAN Europe il 19 e 20 maggio. 

Il pubblico ministero di Busto Arsizio, Nadia Calcaterra, che opera su delega della Procura di Roma, conferirà l'incarico per le autopsie lunedì 25 maggio alle ore 12. A eseguirle sarà un pool di esperti: il primo esame autoptico previsto è quello di Gianluca Benedetti, a cui seguiranno gli altri.

Come riferisce l'Ansa, il team sarà guidato dal medico legale Luca Tajana, dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Pavia, che verrà affiancato dalla tossicologa Cristiana Stramesi e dall'anestesista e rianimatore, specializzato in medicina sportiva e subacquea, Luciano Ditri.

L'obiettivo è capire quali siano state le cause della morte di tutti e cinque i sub. I risultati saranno poi condivisi con le autorità maldiviane, come riferito dal portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Hussain Shareef. Oltre all'indagine sulla morte degli italiani, ha aggiunto, un altro fascicolo è stato aperto per fare luce sul decesso di uno dei soccorritori.

Sentito il professore Vanin dell'Università di Genova: cos'ha detto

La Procura di Roma sta intanto portando avanti le indagini. Il professore associato di Zoologia Stefano Vanin è stato sentito dagli investigatori della squadra mobile di Genova, che hanno ricevuto la subdelega dai colleghi della Capitale. Secondo quanto emerso, avrebbe confermato che la missione a bordo della Duke of York fosse legata a un progetto dell'università di Genova.

È stato lo stesso Vanin, che si trovava a bordo della Duke of York insieme alle vittime e ad altri connazionali, a consegnare alla Squadra Mobile computer, hard disk, telefoni e chiavette delle vittime. Il docente si trovava alle Maldive perché impegnato in una differente attività di ricerca.

Le indagini mirano a ricostruire l'organizzazione delle crociere, come quella a bordo della Duke of York, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti, e a chiarire i dubbi sulla missione affidata alla professoressa Montefalcone, morta insieme alla figlia 22enne.

Nei prossimi giorni gli inquirenti potrebbero sentire altre persone che si trovavano sul posto.

Le ipotesi sulle cause della morte dei sub

Nelle ultime ore si è rafforzata l'ipotesi che i cinque sub siano deceduti dopo aver terminato l'aria nelle bombole da 12 litri, adatte a immersioni ricreative. La tesi, che ha preso corpo dopo le testimonianze dei tre speleo-sub finlandesi che hanno portato a termine il recupero, è che i cinque italiani si siano persi e non siano riusciti a trovare una via d'uscita dalla grotta.

Sami Paakkarinen, che ha guidato la missione, ha raccontato all'ANSA che i corpi 

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erano tutti insieme in una porzione della grotta. Dopo la prima immersione non li trovavamo e temevamo che non fossero più lì

sottolineando quanto la grotta fosse profonda e impegnativa. Jenni Westerlund, l'altra sub del gruppo, ha aggiunto che in questi casi "spesso conta l'errore umano". Dubbi sono emersi anche sull'attrezzatura usata dal gruppo dei cinque italiani per un'immersione a quelle profondità.

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