Procede in Tribunale a Rimini la seconda delle udienze dedicate all'esame di Louis Dassilva, imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto il 3 ottobre 2023 in via del Ciclamino. Davanti alla Corte d'Assise, ai legali Andrea Guidi e Riario Fabbri e alle parti civili, l'uomo ha già risposto alle domande del pubblico ministero Daniele Paci, soffermandosi, tra le altre cose, sul rapporto che lo legava a Manuela Bianchi, nuora della vittima nonché sua ex amante e principale accusatrice. Rapporto in cui, secondo l'accusa, sarebbe da individuare il movente del delitto.
Dassilva sostiene fin dall'inizio che il legame con Bianchi fosse esclusivamente di natura sessuale, negando quindi la ricostruzione proposta dalla Procura, secondo cui avrebbe ucciso la 78enne per paura che venissero scoperti, con le conseguenze - anche di natura personale - che ne sarebbero derivate.
Nel corso dell'udienza, rispondendo alle domande del pm Paci, ha ribadito oggi:
L'uomo ha poi aggiunto che, anche dopo l'omicidio, sarebbe stata la donna a cercare di mantenere i contatti. "Lei voleva continuare a vedermi, insisteva e io cercavo di prendere tempo", ha spiegato. Parlando di incontri avvenuti in modo riservato soprattutto nel garage del condominio.
le sue parole. Tra gli altri temi affrontati, quello di alcune conversazioni intercettate, incluso il messaggio "Casa, agisci", che inviò a Bianchi il giorno prima dell'omicidio. "Era un consiglio dato a Manuela su come comportarsi con i familiari del marito", si è giustificato l'uomo.
Che ha anche ammesso di aver fatto ricorso a riti voodoo contro il pm e gli investigatori della Mobile. "Mi sentivo puntato, anche dai giornalisti", ha detto, negando però di aver mai pensato di lasciare l'Italia. "Credevo nella giustizia", ha dichiarato.
Dassilva è tornato poi sulla mattina del 4 ottobre; quella in cui, secondo le indagini, il corpo di Pierina fu scoperto in garage. Dopo aver cambiato la sua iniziale versione, Bianchi ha infatti collocato l'ex amante sul posto, sostenendo che si trovasse già lì al suo arrivo e che le avrebbe anche indicato cosa fare prima di allertare i soccorsi.
Una ricostruzione negata dal diretto interessato, che sostiene dal canto suo che sarebbe stata la donna a suonargli e chiedergli aiuto. "Non ero di sotto in garage - ha ribadito rispondendo alle domande dell'avvocato Monica Lunedei, che rappresenta i figli di Pierina - Dopo l'incidente probatorio ho capito che lei (Manuela, ndr) voleva proteggere sé stessa o un altro".
Prima della ripresa dell'esame dell'imputato, iniziato lo scorso 30 marzo, in aula era stato ascoltato in mattinata anche il consulente tecnico Paride Minervini, incaricato dalla difesa di ricostruire la dinamica dell'aggressione.
"Chi ha ucciso Paganelli non era una persona avvezza all'uso delle lame e non è andato a colpire immediatamente punti vitali", aveva spiegato l'esperto, escludendo il coinvolgimento di Dassilva proprio per via della sua formazione militare.
Parallelamente all'udienza in Corte d'Assise, il giudice per le indagini preliminari di Rimini, Raffaella Ceccarelli, ha disposto l'imputazione coatta nei confronti del legale Nunzia Barzan e del consulente Davide Barzan per il reato di infedele patrocinio.
La decisione riguarda la loro posizione, poiché, nelle prime fasi d'indagine, assistevano oltre ai fratelli Bianchi anche l'attuale imputato e la moglie. Entro dieci giorni la Procura dovrà ora formulare l'imputazione. Il processo, intanto, andrà avanti.
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