È una sentenza destinata a far discutere quella pronunciata oggi, 14 aprile 2026, dalla Corte d'Assise di Milano sul caso di Giovanni Sala, per tutti "Gianni", il 34enne morto nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023 davanti alla sede Sky di Rogoredo.
I due vigilantes della "Italpol" imputati per omicidio preterintenzionale sono stati assolti perché ritenuti "non punibili": secondo i giudici, avrebbero agito nell'adempimento del dovere quando, intervenendo per bloccare l'uomo, ne provocarono il decesso.
La decisione chiude il processo di primo grado a carico delle due guardie giurate, di 46 e 64 anni, accusate di omicidio preterintenzionale. Il pubblico ministero Alessandro Gobbis aveva chiesto condanne fino a sei anni di carcere, sostenendo che il decesso di Sala fosse collegato alle modalità con cui era stato immobilizzato.
L'accusa aveva evidenziato, in particolare, come Sala fosse stato trattenuto per diversi minuti a terra, anche con un ginocchio sulla schiena, e colpito da pugni. Ricostruzione che non ha impedito alla Corte di assolvere i due con la scriminante dell'adempimento del dovere.
I fatti risalgono alla notte tra il 19 e il 20 agosto 2023. Come confermato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, Gianni Sala era seminudo e in stato di alterazione quando, muovendosi nei pressi degli studi televisivi Sky, dopo aver provato più volte ad avvicinarsi all'ingresso, fu fermato dai due vigilantes.
L'autopsia avrebbe attribuito il decesso a un'ischemia miocardica, aggravata da una cardiopatia preesistente e dall'assunzione di cocaina, ma anche "allo stress fisico e alla prolungata ipoventilazione" dovuti alle modalità del fermo.
La Procura ha sempre sostenuto che non fosse "un pericolo per nessuno" e che abbia quindi pagato con la vita "il fatto di essere stato molesto e petulante". Nella sua requisitoria, riferendosi agli imputati, il pm aveva parlato di "sfogo ad istinti violenti e inutilmente prevaricatori".
La difesa aveva dal canto suo chiesto l'assoluzione, ritenendo che i due agirono temendo che Sala, entrando, "ferisse qualcuno, come personaggi del mondo dello sport e della tv o distruggesse macchinari costosi".
Resta ora la rabbia e la delusione dei familiari del 34enne, che chiedevano giustizia. "È una vergogna. Mio figlio non c'è più e loro sono contenti e felici, non finisce qui", le parole urlate dalla madre Lucia Cosenza dopo la lettura del dispositivo in aula.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *