30 Apr, 2026 - 11:35

Flotilla verso Gaza intercettata da Israele: cosa è successo al largo di Creta? Il caso diventa politico

Flotilla verso Gaza intercettata da Israele: cosa è successo al largo di Creta? Il caso diventa politico

Nella notte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, partite venerdì 24 aprile da Augusta e dirette verso Gaza con l’obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale imposto da Israele, sono state intercettate e bloccate al largo di Creta, in acque internazionali, da unità militari che si sono identificate come israeliane.

La notizia, diffusa all’alba di oggi – giovedì 30 aprile – dagli stessi attivisti attraverso i social, è stata confermata alcune ore dopo anche da fonti israeliane.

Secondo il ministero degli Esteri israeliano, sarebbero circa 175 gli attivisti fermati e trasferiti su imbarcazioni israeliane e ora “diretti pacificamente in Israele”.

Di tutt’altro tenore la versione fornita dagli organizzatori, che parlano di un “violento raid in acque internazionali”.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha fatto sapere di aver attivato l’Unità di Crisi e le ambasciate italiane a Tel Aviv e Atene per acquisire informazioni e verificare la presenza di cittadini italiani a bordo.

Immediata anche la reazione delle opposizioni, che parlano di violazione del diritto internazionale e chiedono un’informativa urgente in Parlamento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ecco cosa si sa finora e quali sono i punti ancora da chiarire.

Flotilla intercettata da Israele: cosa è successo davvero al largo di Creta

La vicenda resta al momento confusa, con informazioni frammentarie e difficili da verificare in modo indipendente. Da un lato, gli attivisti denunciano un intervento armato in acque internazionali; dall’altro, Israele rivendica un’operazione di sicurezza legata al blocco navale di Gaza.

Le principali informazioni arrivano dai racconti diffusi sui social dalla Flotilla. Secondo queste testimonianze, le imbarcazioni sarebbero state avvicinate da motoscafi militari che “si sono autoidentificati come 'israel', puntando laser e armi d'assalto semiautomatiche, ordinando ai partecipanti di spostarsi sul davanti delle barche e di mettersi in ginocchio con le mani a terra”.

Gli attivisti riferiscono inoltre che le comunicazioni radio sarebbero state disturbate e che sia stato lanciato un SOS prima della perdita dei contatti.

Un video circolato online mostrerebbe militari salire a bordo mentre alcuni membri dell’equipaggio tengono le mani alzate.

Israele sostiene invece di aver agito preventivamente, citando le dimensioni della flottiglia – oltre cento imbarcazioni e circa mille persone – come motivo dell’intervento in acque lontane dalle proprie coste.

Il ministero degli Esteri israeliano ha anche messo in dubbio la natura umanitaria della missione, affermando che a bordo sarebbero stati trovati materiali non compatibili con aiuti medici.

In un post su X si legge: 

"Circa 175 attivisti di oltre 20 imbarcazioni della 'Flotilla dei preservativi'", diretti verso Gaza, "sono ora diretti pacificamente in Israele".

Resta centrale la questione giuridica: secondo gli attivisti, fermare navi civili in acque internazionali costituisce una violazione del diritto marittimo; Israele, invece, ritiene legittimo intervenire per far rispettare il blocco navale.

Non è ancora chiaro con precisione dove sia avvenuta l’intercettazione, quante imbarcazioni siano state coinvolte né quali siano le condizioni attuali delle persone a bordo.

La reazione della Farnesina e il caso degli italiani a bordo

Il ministero degli Esteri italiano ha reagito rapidamente alla notizia. Il ministro Antonio Tajani ha chiesto all’Unità di Crisi e alle ambasciate italiane a Tel Aviv e Atene di acquisire informazioni presso le autorità israeliane e greche.

L’obiettivo è chiarire i contorni dell’operazione e verificare la presenza di cittadini italiani tra i partecipanti alla missione.

La Farnesina ha sottolineato la necessità di garantire la sicurezza delle persone coinvolte e di ottenere informazioni affidabili in una situazione caratterizzata da grande incertezza. Anche in questo caso, però, i dettagli disponibili restano limitati: non è ancora confermato quanti italiani fossero a bordo, né quale sia la loro condizione attuale.

Scontro politico dopo l’abbordaggio, Schlein: "Pirateria internazionale"

La vicenda dell’abbordaggio della flottiglia diretta a Gaza ha innescato un duro scontro politico in Italia, con le opposizioni che attaccano il governo chiedendo una presa di posizione immediata.

I gruppi parlamentari di Avs, Pd e M5s hanno chiesto un’informativa urgente alla Camera, definendo quanto accaduto “un atto ostile di pirateira internazionale verso imbarcazioni pacifiche in acque internazionali”.

La segretaria del Pd Elly Schlein ha usato toni ancora più netti:

virgolette
L’esercito israeliano sta abbordando illegalmente le barche della Global Sumud Flotilla dirette a Gaza per portare aiuti umanitari. Questa è pirateria internazionale. Si tratta nuovamente di una inaccettabile violazione del diritto del mare, fatta con arroganza a largo di Cipro, in acque internazionali a 50 miglia dalle coste greche e quindi dall’Europa.

Ha inoltre denunciato la perdita di contatti con gli attivisti, chiedendo che “questa operazione illegale dell’IDF deve interrompersi subito” e che il governo italiano e l’Ue intervengano.

Ancora più dura la posizione di Angelo Bonelli:

virgolette
Il governo terrorista di Netanyahu ha sequestrato, a Creta, in acque internazionali, le imbarcazioni e gli equipaggi della Flotilla. È l’ennesimo atto di pirateria.

Le opposizioni accusano l’esecutivo di silenzio, mentre cresce la pressione affinché condanni Israele e agisca per il rilascio degli attivisti.

Il precedente del 2025: cosa era già accaduto

Un episodio simile si era già verificato nell'ottobre 2025, quando una flottiglia diretta a Gaza fu fermata dall’esercito israeliano durante una missione umanitaria. Anche in quel caso, le imbarcazioni erano partite con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti alla popolazione civile nella Striscia, sottoposta al blocco.

L’intervento delle forze israeliane avvenne prima che le navi raggiungessero la costa, con un abbordaggio che provocò forti reazioni internazionali.

Gli attivisti denunciarono l’operazione come illegale e sostennero che fosse avvenuta in acque internazionali, mentre Israele rivendicò il diritto di far rispettare il blocco navale su Gaza per motivi di sicurezza.

L’episodio generò tensioni diplomatiche e proteste politiche anche in Europa e in Italia, anticipando lo schema che si ripete oggi: missioni civili, intervento militare israeliano e uno scontro aperto sulla legittimità giuridica e politica di queste operazioni.

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