Fratelli d'Italia resta il primo partito d'Italia con un gradimento stabile intorno al 27%. Meloni guarda tutti dall'alto, ma potrebbe non essere sufficiente a staccare il biglietto per un secondo giro a Palazzo Chigi.
Il diavolo si nasconde nei dettagli, dice un detto antico. e i dettagli - a saperli leggere - raccontano molto più sul futuro che sul presente. Ieri il Governo Meloni I ha festeggiato il traguardo del secondo governo più longevo della storia della Repubblica italiana, secondo solo al record del Berlusconi bis.
Eppure dopo 1288 giorni a Palazzo Chigi, per la prima volta Giorgia Meloni vede vacillare la sua poltrona, o quantomeno vede vacillare il primato della sua coalizione nel gradimento degli italiani.
Gli ultimissimi sondaggi politici, infatti, hanno certificato il sorpasso del centrosinistra: se si votasse oggi in due casi su tre l'opposizione vincerebbe le elezioni.
A livello di partiti Fratelli d'Italia resta il preferito dagli italiani, ma non sembra più - stando ai sondaggi - la macchina macina consensi degli ultimi tre anni. Il Partito Democratico, invece, continua lentamente ma inesorabilmente a salire nel gradimento degli elettori riconquistando i delusi e convincendo gli indecisi.
Il punto centrale, tuttavia, non è la competizione tra singoli partiti, ma quella tra coalizioni. Ed è qui che il quadro si fa più incerto.
Le rilevazioni demoscopiche fotografano tendenze, e quelle dell'ultima settimana hanno certificato il sorpasso del centrosinistra sulla coalizione di governo confermando il trend positivo innescato dalla vittoria al Referendum sulla Giustizia.
In diversi scenari, un’alleanza ampia di centrosinistra risulterebbe in grado di contendere – e talvolta superare – la coalizione di governo.
Una prima risposta arriva dalle ultime rilevazioni Emg e Youtrend che fotografano un calo gradimento e fiducia nell’esecutivo. Mentre le opposizioni unite crescono, Giorgia Meloni e suoi alleati vivono un momento di appannamento.
La Supermedia Youtrend dei sondaggi, con i partiti aggregati per coalizione, certifica il potenziale sorpasso del centrosinistra in due casi su tre.
Numeri alla mano, se si votasse oggi, il centrodestra si attesterebbe al 44,5% (-0,2% rispetto al 16 aprile), una percentuale che sarebbe ancora sufficiente a battere il Campo largo composto da Pd, M5S e Avs, che insieme arrivano al 41,7% facendo registrare comunque una crescita dello 0,3%.
I rapporti di forza, tuttavia, cambiano e in maniera determinante con l'entrata in gioco dei partiti di Centro e a farne le spese sarebbe proprio l'attuale maggioranza di governo.
Le ipotesi in campo sono due, una più probabile e una al momento quasi impossibile.
La prima ipotesi (possibile, quasi certa) è l'allargamento del perimetro del campo largo a Italia Viva e +Europa (il cosiddetto campo progressista): insieme arriverebbero al 45,6% (+0,2%) superando di un punto abbondante la coalizione di Meloni.
La seconda ipotesi (quella meno probabile) vedrebbe l'ingresso nel campo progressista anche di Azione di Carlo Calenda (che però continua a chiamarsi) che porterebbe il conteggio al 48,7%. Un super centrosinistra, praticamente imbattibile.
???? #Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia dei sondaggi, con i partiti aggregati per coalizione e le variazioni rispetto al 16 aprile
— Youtrend (@you_trend) April 30, 2026
Campo largo 41,7% (+0,3)
con IV e +E 45,6% (+0,2)
con Azione, IV e +E 48,7% (+0,3)
CDX 44,5% (-0,2)
con Azione 47,6% (-0,1)
con FN 47,9% (-0,3) pic.twitter.com/ioFJntvXU5
Il centrodestra allora può solo continuare a sperare nell'incapacità della sinistra di stare insieme senza litigare?
In realtà anche nel centrodestra c'è una variabile che potrebbe cambiare gli equilibri finali ed è quella rappresentata dal generale Roberto Vannacci e dal suo partito Futuro Nazionale.
La "Variabile Vannacci" oggi vale il 3,4%, una dote che in caso di alleanza porterebbe il centrodestra al 47,9%, sufficiente per battere il campo progressista senza Azione, ma troppo poco per battere il super centrosinistra. L'alleanza, tuttavia, almeno al momento sembra improbabile dopo il brusco divorzio del Generale dalla Lega.
Ci sarebbe anche una seconda ipotesi - paradossalmente più plausibile della prima - che vedrebbe un alleanza tra centrodestra e Azione: in questo caso il centrodestra a trazione centrista arriverebbe al 47,6% e sconfiggerebbe il campo progressista riconfermandosi a Palazzo Chigi.
La tendenza che emerge dalla media dei sondaggi delle ultime due settimane - confermata anche dal sondaggio di EMG - è che il centrodestra da solo non vince più, ma per batterlo serve comunque un super centrosinistra. Che non è certo che veda mai la luce.
Questo dato, però, va letto con cautela. Le simulazioni che vedono avanti il cosiddetto “campo largo” si basano su ipotesi di alleanze che, allo stato attuale, restano tutt’altro che consolidate.
Mettere insieme forze politiche guidate da Elly Schlein, Giuseppe Conte e Matteo Renzi implica superare divergenze programmatiche profonde, non solo tensioni personali.
La frammentazione è il vero tallone d'Achille dell'opposizione che fa fatica ad allargare il proprio perimetro. La vittoria al referendum sulla Giustizia ha accelerato il processo di "inclusione" di Italia Viva e + Europa, ma gli spigoli da smussare sono ancora tanti. Carlo Calenda, poi, è un discorso a parte.
Il leader di Azione non perde occasione per ribadire la sua indisponibilità a entrare nella coalizione con Conte, Renzi, Bonelli e Fratoianni.
Dall’altra parte, il centrodestra può ancora contare su un elemento che finora si è rivelato decisivo: la coesione. La collaborazione tra Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, pur con tensioni interne, continua a garantire una maggiore compattezza rispetto allo schieramento avversario.
Ciò non significa che la posizione del governo sia inattaccabile. Il problema attuale del centrodestra è la perdita di fiducia. Nei primi tre anni di governo la maggioranza ha navigato a vele spiegate, ma nel 2026 qualcosa sembra essersi incrinato nel rapporto con il Paese.
L'accesa campagna referendaria ha fatto più danni di quanti ne abbia fatta la sconfitta stessa, e Giorgia Meloni ha capito che le polemiche sul suo governo stavano offuscando l'immagine del suo esecutivo ed è immediatamente corsa ai ripari.
Il calo di fiducia registrato negli ultimi mesi segnala un cambiamento nel rapporto con l’elettorato, influenzato da fattori economici e dal clima internazionale. In questa fase, la leadership di Meloni resta un punto di forza, ma non basta più, da sola, a garantire un vantaggio strutturale.
In definitiva, la tendenza che emerge è chiara: il centrodestra resta competitivo, ma non è più dominante come in passato; il centrosinistra, invece, ha margini di crescita, ma solo a condizione di superare la propria frammentazione.
La partita per il 2027, dunque, non è ancora scritta. Più che dai numeri attuali, sarà decisa dalla capacità delle forze politiche di costruire alleanze credibili.
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