La mattina del 6 maggio di 30 anni fa fu trovata in fin di vita nello studio di commercialisti per cui lavorava come segretaria a Chiavari, nel Genovese. Poco dopo, nonostante l'intervento dei soccorritori, sarebbe morta. Nada Cella aveva 24 anni e tanti sogni ancora da realizzare. Lo scorso gennaio - dopo lunghe indagini e un'inaspettata svolta - è stata condannata per il suo omicidio l'ex insegnante Anna Lucia Cecere, oggi 59enne.
Tutto inizia la mattina del 6 maggio 1996, una mattina all'apparenza come tante. Poco dopo le 9, Nada Cella apre l'ufficio in cui è impiegata e inizia la sua giornata lavorativa quando, all'improvviso, qualcuno suona alla porta.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e del processo seguito alla sua morte, viene colpita più volte alla testa con un oggetto contundente, forse una pinzatrice. A trovarla in fin di vita è il datore di lavoro, Marco Soracco.
I soccorsi arrivano rapidamente, ma le condizioni della 24enne sono disperate. Trasportata d'urgenza in ospedale, muore poco dopo il ricovero. Si pensa inizialmente a una caduta fatale. L'autopsia avrebbe però stabilito che era stata aggredita.
Il caso si rivela subito complicato, anche perché - per tentare di salvare Nada - i soccorritori non si erano preoccupati di contaminare la scena del crimine. Come aveva fatto la madre di Soracco, Marisa Bacchioni, residente al piano superiore dello stesso stabile, che aveva ripulito l'ingresso dello studio, le scale e l'ascensore dal sangue presente.
Le primissime indagini si concentrano proprio su Soracco; poi l'attenzione si sposta su una donna di nome Anna Lucia Cecere, la cui posizione è però presto archiviata. La svolta arriva solo diversi anni dopo, nel 2021, quando la criminologa Antonella Delfino Pesce, ingaggiata dall'avvocata Sabrina Franzone, che assiste i familiari della vittima, rilegge l'intero fascicolo, scoprendo testimonianze e altri elementi mai approfonditi.
Tra di essi, si rivelano importanti soprattutto il ritrovamento di bottoni compatibili con uno rinvenuto sulla scena del crimine a casa di Cecere e alcune dichiarazioni che collocavano la stessa donna nei pressi dello studio la mattina dell'omicidio. Dettagli che portano la Procura a riaprire il caso e, dopo un primo stop nel 2024, a rinviare a giudizio l'ex insegnante.
Lo scorso gennaio, nonostante abbia sempre continuato a proclamarsi innocente, Cecere è stata infine condannata dalla Corte d'Assise di Genova a 24 anni di reclusione. Secondo i giudici, in pratica, avrebbe ucciso la 24enne in un contesto di "rancore personale, gelosia e frustrazione sociale".
Quella mattina, si sarebbe recata nello studio per chiarire i suoi rapporti con Soracco o, comunque, i motivi dell'allontanamento dell'uomo, con cui sembra avesse avuto una relazione. La presenza di Nada - diventata suo malgrado per la donna simbolo di una condizione percepita come distante - avrebbe rappresentato un ostacolo. Da qui l'uccisione.
Marisa Bacchioni, accusata di favoreggiamento, era già stata esclusa dal processo perché "incapace di intendere di volere"; è stato condannato invece a 2 anni per lo stesso reato Marco Soracco. Una buona notizia, per i familiari della 24enne, che hanno tanto atteso giustizia. Dopo la sentenza, ospite della trasmissione Mediaset "Verissimo", la sorella Daniela ha così commentato l'accaduto:
Invece la svolta. La difesa di Cecere potrebbe ora presentare ricorso in Appello.
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