12 May, 2026 - 11:34

Garlasco, cosa hanno detto Marco e gli amici sulla frequentazione di casa Poggi da parte di Sempio

Garlasco, cosa hanno detto Marco e gli amici sulla frequentazione di casa Poggi da parte di Sempio

C'è la versione di Andrea Sempio, secondo cui lui e gli amici "frequentavano assiduamente" casa Poggi, utilizzando anche il computer presente nella camera di Chiara. E c'è la versione degli amici restituita dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Pavia nell'ambito della nuova inchiesta, che descrivono invece la villetta di via Pascoli come un luogo visitato raramente e quasi sempre limitatamente al piano terra da parte dei ragazzi. In mezzo, le dichiarazioni rese negli anni da Marco Poggi. Elementi ora al vaglio degli inquirenti, che dopo quasi diciannove anni dai fatti sembrano voler riscrivere il caso. 

La versione degli amici: "Ci incontravamo al bar..."

A marzo 2025 gli investigatori sentono Mattia Capra, Alessandro Biasibetti e Roberto Freddi, amici di lunga data di Marco Poggi e Andrea Sempio, chiedendo loro innanzitutto in che misura frequentassero la villetta di via Pascoli. Dalle testimonianze emerge che il principale punto di ritrovo fosse il bar "Punto Zero" di Garlasco; in alternativa, i ragazzi si vedevano nelle loro abitazioni. 

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A casa di Marco giocavamo solamente alla Nintendo Gamecube. Posso però dirvi che erano più le volte che ci vedevamo a casa mia perché avevo la Playstation 2, alcune volte anche a casa di Freddi - mette a verbale Capra, secondo quanto riportato da La Stampa - da Marco ci vedevamo sempre nel salottino piccolo al piano terra.

Una versione confermata anche dagli altri amici. "Eravamo sempre nel salotto", le parole di Biasibetti, che alla domanda su una possibile frequentazione della camera di Chiara risponde: "Ancor meno di quanto sono potuto andare in camera di Marco. Sono talmente poche le volte che siamo andati al piano di sopra...". Poi Freddi:

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Andavamo maggiormente da Capra e Biasibetti, altre volte da Marco...al piano di sopra era difficile che si andasse.

Nessuno di loro fa riferimento alla cantina della villetta. Un dettaglio ritenuto importante, considerando che proprio lungo la scala che conduce a quel locale è stata repertata l'impronta 33, oggi attribuita dalla Procura a Sempio insieme al Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima (che, per la difesa, sarebbe spiegabile con una contaminazione indiretta attraverso oggetti condivisi, come la tastiera del pc o il telecomando).

La linea difensiva di Sempio e le versioni di Marco

All'epoca della prima indagine a suo carico, nel 2017, anche Sempio limitava la frequentazione della villetta al salone del piano terra e alla camera di Chiara, al primo piano, dove si trovava il computer di famiglia. Dall'inizio della nuova indagine, più volte ha invece dichiarato - in interviste televisive - di aver avuto libero accesso a quasi tutti gli ambienti dell'abitazione, compresa la cantina, esclusa la camera da letto dei genitori dell'amico. 

Stessa posizione di Marco Poggi, che se nel 2007 e nel 2008, parlando con gli investigatori, spiegava che alcuni amici, "in particolare Sempio e Biasibetti" erano stati da lui "non frequentemente", e comunque prevalentemente tra la "saletta tv" e la "camera di Chiara", ha poi ampliato il raggio d'azione. Lo stesso legale della famiglia, Gian Luigi Tizzoni, aveva dichiarato dopo la scoperta dell'impronta 33 che "non è così decisiva", perché le scale potevano essere state percorse più volte da Sempio che, poggiandosi, avrebbe potuto lasciare tracce.

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Marco teneva la Playstation e i suoi videogiochi nella tavernetta,

le sue parole. 

La chiusura delle indagini e la consulenza psicologica

Sempio continua intanto a respingere ogni accusa. E, insieme agli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia (secondo i quali non ci sarebbero abbastanza minuzie per un'attribuzione certa dell'impronta), si prepara alle prossime mosse: dopo la lettura del fascicolo, i legali potranno chiedere che il loro assistito venga interrogato - quando è stato convocato, lo scorso 6 maggio, si è avvalso della facoltà di non rispondere - o presentare memorie.

Tra le consulenze di parte previste, ce n'è una personologica, destinata a confrontarsi con quella elaborata dal Racis dei carabinieri, che ha analizzato appunti, intercettazioni e dichiarazioni rese dall'indagato per tracciarne il profilo comportamentale. "A tempo debito spiegheremo tutto", la sintesi della linea difensiva. 

Parallelamente, i legali di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per l'omicidio dell'allora fidanzata, ritengono che gli elementi raccolti dai pm a discarico del 42enne possano sostenere non soltanto un'istanza di revisione del processo, ma anche un'eventuale richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena. Ci vorrà tempo, anticipano. Nel frattempo, la Procura generale potrebbe decidere di muoversi autonomamente. 

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