Nei giorni scorsi, all'indomani della diffida di Giuseppe Cipriani di non pubblicare più notizie sulla compagna Nicole Minetti pena una richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari, il primo direttore del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, ha parlato di "sogno" condiviso da tanti di "far tacere" il giornale su cui ancora scrive.
Oggi, però, l'attuale numero uno del quotidiano più amato dal mondo grillino, Marco Travaglio, ha raddoppiato la scommessa: nel suo editoriale, ha annunciato che, come sempre, il Fatto continuerà a rinunciare ai contributi pubblici per l'editoria
ha scritto rivolgendosi alla comunità dei lettori.
Fin dalla sua fondazione, nel 2009, il Fatto Quotidiano ha rinunciato ai contributi per l'editoria per una questione di principio.
Quello diretto da Travaglio vuole essere un giornale libero, senza alcun tipo di condizionamento. E per esserlo crede che non debba nemmeno prendere i soldi dello Stato: puzzano di "politica", a suo dire.
Così, sotto la testata, fieramente, tutti i giorni, compare questa scritta:
Sennonché, qualche mese fa, le cose sembravano essere sul punto di cambiare. Il Fatto risultava in grave perdita e vedeva il proprio futuro a rischio. Per la prima volta nella sua storia, quindi, aveva pensato di accedere ai contributi pubblici.
Oggi, però, è arrivato l'annuncio di Travaglio: niente di tutto questo si verificherà.
La legge che, come ha scritto Travaglio, "regala ai giornali 10 centesimi per ogni copia stampata" avrebbe fatto comodo. In soldoni, significava 752 mila euro in più nelle tasche del giornale.
Ma, almeno per ora, il numero uno del Fatto ha detto di poterne fare a meno.
Di conseguenza, i giornali che diedero per spacciato il quotidiano di Travaglio sono stati smentiti:
Travaglio ha annunciato che la società editrice del suo giornale ha già comunicato alla presidenza del Consiglio che rinuncia ai 752 mila euro che le spettavano.
Sennonché, in questo periodo, si fa un gran parlare del bilancio del Fatto Quotidiano.
Carlo Calenda, ad esempio, più volte ha chiesto la massima trasparenza su chi lo finanzia.
Ma tant'è: Travaglio è tornato a rivendicare che se il giornale vive è solo perché riesce a stare sul mercato:
ha ripetuto il direttore. E nemmeno la minaccia della super querela da 250 milioni di dollari da parte di Giuseppe Cruciani gli ha fatto cambiare idea.
Del resto, citando proprio il caso derivante dall'inchiesta condotta dal Fatto sulla grazia a Minetti, anche Padellaro si è trovato della stessa opinione ed è andato a parare sul problema delle querele temerarie:
ha scritto Padellaro a proposito della diffida del compagno della Minetti. Mettendo poi il dito nella piaga così:
Ma tant'è: continuando a scrivere della Minetti e continuando a rinunciare ai fondi pubblici, il Fatto, a tal proposito, raddoppia la sua scommessa.
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