Uno scontrino del parcheggio di piazza Sant'Ambrogio a Vigevano, il passaggio - prima con il padre e poi da solo - davanti alla villetta in cui fu uccisa Chiara Poggi qualche ora dopo il delitto, ma anche le tre telefonate di pochi secondi effettuate nei giorni precedenti. Sono tra gli elementi che i pm di Pavia contestano ad Andrea Sempio, amico di lunga data del fratello della vittima nonché unico indagato nel nuovo filone d'inchiesta, rileggendo criticamente la ricostruzione da lui stesso resa negli anni sulla giornata del 13 agosto 2007.
Il ticket (senza targa) è dall'inizio uno degli elementi più discussi. Sempio lo consegnò ai carabinieri quando fu ascoltato - insieme ad altri amici di Marco Poggi - nell'ottobre del 2008, indicandolo come prova della sua presenza a Vigevano.
Raccontò in pratica di essere uscito con l'auto di famiglia dopo aver atteso il rientro della madre, di essere andato in libreria, ma di averla trovata chiusa. Poi, secondo la sua versione, si sarebbe recato a casa della nonna, a Garlasco.
Versione che secondo i pm non reggerebbe, non solo perché il suo telefono avrebbe agganciato quella mattina solo celle nella zona di Garlasco, ma anche perché, dai tabulati, si evincerebbe che lo scontrino potrebbe essere stato prodotto dalla madre, recatasi nella cittadina per incontrare l'amante.
"Comunque lo scontrino lo hai fatto tu", direbbe il padre del 38enne alla moglie durante una conversazione intercettata. E la donna:
C'è poi un biglietto in cui sempre Giuseppe Sempio ammetterebbe che quella mattina Andrea "era a piedi".
Altro elemento considerato d'interesse è il fatto che Sempio passò per due volte davanti alla villetta di via Pascoli qualche ora dopo il delitto. Stando alla sua ricostruzione, quella mattina, dopo essere stato dalla nonna, tornò a casa per pranzo.
fece mettere a verbale nel 2017. Di ritorno, disse, si fermarono dopo aver "notato la presenza di un'ambulanza e di diverse persone", per capire cosa fosse successo. Dopo le 16, uscito di casa da solo, fece nuovamente il giro di via Pascoli, scendendo e parlando con una giornalista, che lo avrebbe informato che era stata trovata una ragazza morta all'interno della propria abitazione.
Per gli inquirenti, via Pascoli non era però lungo il tragitto che i Sempio avrebbero dovuto fare. Né sarebbe stato possibile vedere il capannello di persone all'incrocio dal tratto da loro percorso, "considerata la distanza". Quel passaggio, quindi, non sarebbe stato causale, ritengono.
Ancora, le telefonate. Nei giorni precedenti al delitto, tra il 7 e l'8 agosto, Sempio ne effettuò tre verso il telefono fisso di casa Poggi. Si sarebbe poi giustificato dicendo di voler cercare l'amico Marco, non sapendo in che giorno esatto avrebbe lasciato Garlasco con l'amico Alessandro Biasibetti e le rispettive famiglie per il Trentino.
Con lui, però, aveva trascorso la sera del 3 agosto. E Biasibetti, sentito nel 2025, ha fatto mettere a verbale:
riferendosi anche agli altri amici Mattia Capra e Roberto Freddi, che ricordano infatti di essere stati a conoscenza delle date del viaggio. Probabile, si legge nell'informativa dei carabinieri, che Sempio sapesse che Chiara era sola in casa (non potendo immaginare che l'allora fidanzato, Alberto Stasi, fosse tornato nel frattempo da Londra).
E che abbia tentato, dopo averla contattata, un approccio sessuale da lei rifiutato. In questo senso, secondo gli inquirenti, assumerebbe significato l'intercettazione in cui il 38enne, parlando da solo in auto, direbbe:
Passaggi a cui ne seguono alcuni in cui Sempio direbbe di essere stato in possesso di uno dei video intimi girati dalla 26enne con Stasi. Ricostruzione che i suoi legali hanno già "smontato", sostenendo che l'indagato stesse commentando un podcast.
le dichiarazioni dell'avvocata Angela Taccia, che ha anticipato che saranno diverse le consulenze depositate entro i termini. Nel frattempo, ha dichiarato:
Fino a un'eventuale condanna definitiva, resta però in ogni caso valida la presunzione d'innocenza.
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