Siena è una città che non si innamora facilmente di chi arriva da fuori. Guarda di solito con sospetto il forestiero, lo scruta, spesso lo boccia, ma se comprende che il nuovo arrivato è disponibile a capire una città di 55mila abitanti che nel corso dei secoli ha costruito una grande banca, due università, una sanità eccellente e che si ferma due volte all’anno per il Palio, è disposta ad accogliere e premiare. E’ quello che dopo un’iniziale diffidenza sta facendo con Luigi Lovaglio, un lucano di 70 anni, che nel 2022 il governo ha mandato a Siena per rilanciare la Banca Monte dei Paschi che stava vivendo un periodo difficile.
E l’azione di Lovaglio è andata oltre le previsioni, perché non solo Rocca Salimbeni, il luogo dove ha sede la banca più antica del mondo, è stata risanata ma è riuscita a conquistare Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana. Anche i più ottimisti non pensavano che l’impresa fosse possibile ma con competenza e caparbietà, Lovaglio ci è riuscito e Babbo Monte, come lo chiamano i senesi, non è più il brutto anatroccolo delle banche italiane.
Ma tra gli azionisti c’è chi non voleva la conferma dell’amministratore delegato e all’assemblea degli azionisti gli è stato opposto un altro manager. Ha vinto Lovaglio e per molti addetti ai lavori è stata una sorpresa perché sembrava una battaglia di Davide contro Golia. Anche per questo le istituzioni della città pensano di attribuire all’ad di Banca Monte dei Paschi il Mangia, un riconoscimento che Siena attribuisce ogni anno il 15 agosto a chi, di solito un senese doc, ha dato lustro alla città. In passato lo ha ricevuto, tanto per far un nome, la rockstar Gianna Nannini, ma tra gli insigniti è stato Albert Sabin, lo scienziato del vaccino contro la poliomielite. Ora tocca a Lovaglio, il lucano di poche parole pronunciate a bassa voce ma che senza proclami ha fatto tornare grande Babbo Monte.
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