10 Jun, 2026 - 17:30

Il tempo sta scadendo: che fine hanno fatto le tre grandi riforme del governo? 

Il tempo sta scadendo: che fine hanno fatto le tre grandi riforme del governo? 

In queste settimane l’attenzione della maggioranza di governo si sta concentrando prevalentemente sulla riforma della legge elettorale.

Lo Stabilicum, noto anche come Bignami bis, è atteso domani – giovedì 11 giugno – in Commissione Affari Costituzionali della Camera dove l’opposizione si prepara a coprirlo con una valanga di emendamenti.

E mentre si discute e si litiga sulla nuova legge elettorale, ad essere sparita dai radar è stata la riforma del Premierato, cara a Fratelli d’Italia. Oggi, intervenendo al Forum PA, la ministra delle Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Casellati, ha ammesso che sulla riforma si è “piuttosto indietro” e che “c’è stata una battuta d’arresto”.

Una dichiarazione che a quindici mesi dalla fine della legislatura suona quasi come una pietra tombale sulla questione. 

La riforma del Premierato è una delle tre riforme del cosiddetto “patto di governo”, insieme alla Riforma della Giustizia e a quella dell’Autonomia Differenziata. Una sorta di "patto a tre" dei tre partiti di maggioranza, in cui ci si impegnava a sostenere ognuno le riforme degli alleati.

Il percorso, tuttavia, è stato più accidentato del previsto e a distanza di quattro anni il bilancio per il governo non è propriamente positivo: la Riforma della Giustizia è stata bocciata dagli italiani, quella dell’Autonomia Differenzia ridimensionata dalla Corte Costituzionale (almeno nell’impianto base) e quella del Premierato è ferma al palo.

Ecco, allora, che fine hanno fatto le tre riforme bandiera del centrodestra. 

La Riforma della Giustizia bocciata al referendum di marzo

Ha ragione il centrosinistra quando dice che il governo Meloni ha fallito perché in quattro anni non è riuscita a portare a casa neanche una delle tre riforme promesse al Paese in campagna elettorale?

Il 23 marzo scorso, poche ore dopo la vittoria del NO al Referendum sulla Giustizia, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, commentò lapidario:

virgolette
“Quattro anni di governo, zero riforme. Oggi questo governo non ha nulla da esibire davanti ai cittadini.”

La Riforma della Giustizia cara a Forza Italia era stata approvata in via definitiva dal Parlamento a gennaio 2026.

Trattandosi di una riforma costituzionale che avrebbe cambiato la Costituzione aveva dovuto essere approvata due volte alla Camera e due al Senato, prima di passare al vaglio dei cittadini con il referendum celebratosi il 22 e 23 marzo scorso.

La riforma che prevedeva la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm e il sorteggio dei suoi componenti, è stata bocciata con il 54% circa dei NO.
Tutto da rifare quindi per l’esecutivo. 

L’Autonomia Differenziata che non è mai davvero decollata

Non è andata meglio neanche per la riforma dell’Autonomia differenziata promossa dalla Lega, il cui impianto è stato fortemente ridimensionato dalla Corte Costituzionale.

Attualmente la riforma è legge, essendo stata approvata nel giugno 2024, ma nel dicembre dello stesso anno la Corte costituzionale – pur non cancellandola  - ne ha bocciato alcuni elementi centrali in quanto ritenuti in contrasto con i dettami costituzionali, imponendo al legislatore di apportare alcune modifiche sostanziali. 

Ad oggi le modifiche richieste ancora non sono stati completate e senza non è possibile procedere con gli accordi con le Regioni, determinando un rallentamento dell’intero processo di attuazione.  

Nel frattempo sono andate avanti le pre-intese con alcune Regioni del nord sulle materie non-LEP, cioè quelle che non richiedono la preventiva determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. 

Il Premierato bloccato alla Camera, Casellati: “C’è stata battuta d’arresto”

Resta la riforma sul Premierato proposta da Fratelli d'Italia, che introduce l'elezione diretta del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini.

Il disegno di legge costituzionale è stato approvato in prima lettura dal Senato il 18 giugno 2024. 

Ad oggi il testo della riforma è bloccato alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Per essere approvato definitivamente deve ottenere il via libera di Montecitorio, essere approvato una seconda volta da entrambi i rami del Parlamento a distanza di almeno tre mesi e, infine, essere sottoposta ad un eventuale referendum costituzionale confermativo. 

Un iter che difficilmente arriverà a conclusione prima della fine della legislatura, tanto che molti osservatori parlano di una riforma "congelata".

Oggi la Ministra delle Riforme Istituzionali, Maria Elisabetta Casellati, rispondendo ad una domanda sull’iter della riforma ha dichiarato:

virgolette
I tempi della riforma del premierato li stabilisce il Parlamento, su questo fronte siamo piuttosto indietro. […] siccome i tempi li stabilisce il Parlamento, siamo piuttosto indietro al riguardo, diciamo che c'è stata una battuta d'arresto.

In conclusione, volendo fare un quasi bilancio di fine mandato, il governo sulle tre riforme principali non ha portato a casa i risultati sperati: la riforma della giustizia è stata approvata ma bocciata dal referendum; l’autonomia differenziata è legge ma è entrata in vigore solo in parte dopo i rilievi della Corte costituzionale e il Premierato è ancora fermo in Parlamento. 

 

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