15 May, 2026 - 13:30

Mamma e figlia avvelenate a Pietracatella, perché è stato sentito il parroco. Il giallo delle chat

Mamma e figlia avvelenate a Pietracatella, perché è stato sentito il parroco. Il giallo delle chat

Emergono nuovi dettagli sull'avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all'ospedale di Campobasso. Gli investigatori, che stanno indagando senza sosta ormai da settimane, hanno deciso di scavare nel vissuto delle due vittime, convocando don Stefano Fracassi, parroco di Pietracatella.

Intanto, secondo quanto emerso, il cerchio si sarebbe ulteriormente stretto intorno a due persone, entrambe della cerchia familiare.

Avvelenamento di Pietracatella, perché è stato sentito il parroco

Gli inquirenti hanno deciso di sentire una figura ritenuta centrale, don Stefano Fracassi. Il parroco, che a gennaio ha celebrato il funerale di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ha parlato con la 50enne prima di morire, quando la figlia aveva iniziato ad accusare i primi malesseri.

A lui la vittima aveva deciso di aprire il proprio cuore lo scorso 25 dicembre. Quindi la speranza della Procura di Larino è che le parole del sacerdote possano aiutare a rivelare tensioni domestiche, oppure rancori covati contro Antonella e il marito Gianni Di Vita.

Don Stefano ha avuto un lungo colloquio con gli investigatori ieri, 14 maggio.

Gli accertamenti sulle ricerche internet

Un'altra novità emersa nelle scorse ore è che gli inquirenti molisani si sono rivolti allo Sco (Servizio Centrale Operativo) della Polizia sia per l’esame dei dispositivi elettronici, che per le verifiche sugli utenti anonimi che hanno chiesto informazioni sulla ricina su diverse piattaforme Internet. L'obiettivo è quello di risalire a chi si cela dietro quei nickname.

Stando a quanto emerso, infatti, sarebbero decine le chat finite nel mirino degli inquirenti. Come riferisce l'Ansa, le prime tracce sul web risalgono alla scorsa estate, quando un utente chiede su un forum "come avvelenare un insegnante" facendo riferimento alla "trama di un romanzo". 

Quando gli altri partecipanti segnalano la pericolosità delle domande, l'anonimo cambia piattaforma.

"Sto cercando di capire se la vittima finirebbe il pasto o sputerebbe tutto al primo boccone dal sapore troppo amaro. È importante per la trama del romanzo" sarebbe una delle domande. E ancora la richiesta "se esiste qualcosa che agisca sul sistema nervoso centrale in modo da impedire anche un solo grido. Qualcosa che sembri solo un collasso improvviso". 

Verso una proroga delle indagini?

Mentre proseguono le audizioni (oltre al parroco, è stata sentita anche una vicina di casa in qualità di 'persona informata sui fatti'), è probabile, riferisce AdnKronos, che venga richiesta al Gip una proroga delle indagini, in quanto individuare il movente dell'avvelenamento delle due donne richiede altro tempo.

L’inchiesta starebbe mettendo in luce rapporti non esattamente idilliaci tra la famiglia Di Vita e alcuni parenti stretti. Altri dettagli sono da chiarire all'interno dello stesso nucleo familiare. Per questo alcune persone tra zii, cugini e la stessa nonna di Sara sono state sentite più volte. L'avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla, ha riferito a Telemolise che lo stesso Gianni Di Vita avrebbe avanzato delle ipotesi agli inquirenti.

Intanto lui e la figlia maggiore Alice, gli unici due sopravvissuti, si sono trasferiti da Pietracatella - dove erano ospiti presso la cugina Laura, essendo la loro abitazione sotto sequestro - a Campobasso, a causa della forte pressione mediatica sul paese. Proprio Laura Di Vita sarà nuovamente ascoltata dagli inquirenti probabilmente la prossima settimana.

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