15 May, 2026 - 17:40

Chi è Federico Freni, l'uomo che ha rinunciato alla guida della Consob per non impantanare il governo (e invece...)

Chi è Federico Freni, l'uomo che ha rinunciato alla guida della Consob per non impantanare il governo (e invece...)

Federico Freni, sottosegretario all’Economia in quota Lega, ha rinunciato alla candidatura per la presidenza della Consob, l'authority che sovrintende la Borsa e fino a marzo scorso guidata da un altro leghista, Paolo Savona. 

La sua scelta, comunicata ai vertici del governo dopo settimane di pressioni e veti incrociati, è stata interpretata come un atto volto a evitare ulteriori lacerazioni a Palazzo Chigi e a preservare, quindi, la stabilità dell’esecutivo.

Finora, però, non sembra aver sortito l'effetto sperato.

Vita privata e pubblica, cosa sappiamo di Federico Freni

Federico Freni è nato a Roma nel 1980 e si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza”.

Diventato avvocato, ha svolto attività accademica e professionale nel campo del diritto amministrativo prima di dedicarsi stabilmente all’attività politica.

Entrato nella sfera istituzionale come figura tecnica di esperto giuridico, ha via via assunto ruoli politico-amministrativi fino alla nomina a sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze nel governo Meloni, posizione dalla quale era stato indicato come candidato per guidare la Commissione nazionale per le società e la borsa: la Consob, appunto.

Sul piano personale, è descritto dalla stampa come un profilo giovane per gli standard delle authority italiane, ma già può vantare un mix di competenze giuridiche e di esperienze amministrative che, in passato, gli è valso anche apprezzamenti trasversali.

Tuttavia, il suo posizionamento politico in quota Lega ha reso la sua candidatura elemento di forte frizione all’interno della maggioranza.

Perché il governo Meloni si è impantanato sulle nomine alla Consob e all'Antitrust?

Lo stallo nella maggioranza sulle nomine alle authority è il risultato di un intreccio di veti politici.

La candidatura di Freni, sostenuta dalla Lega e difesa pubblicamente da alcuni esponenti del Carroccio, in primis il ministro Giancarlo Giorgetti, si è scontrata con il rifiuto esplicito di averlo come capo della Consob da parte di Forza Italia.

Di fronte a questi attriti, Freni ha preferito ritirarsi per non aggravare la frattura nella maggioranza.

Sta di fatto che il problema di una nuova guida riguarda non solo la Consob, ma anche l’Antitrust: il rinnovo della presidenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è un altro dossier sensibile che ha alimentato appetiti e schermaglie tra i partiti di centrodestra.

Tajani, a tal proposito, anche se alla Consob ha bocciato Freni in quanto "nome politico e non tecnico", ha proposto il nome del suo deputato Maurizio Casasco. 

Il che non ha fatto altro che inasprire gli animi.

Ieri, c'è stato l'ultimo tentativo della stessa premier di mettere d'accordo Lega e Forza Italia sulle due caselle da riempire alla guida delle autorità, ma non ha portato i frutti sperati.

Il tutto, mentre le opposizioni hanno gioco facile a mettere il dito nella piaga delle divisioni. 

Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ad esempio, ha detto che "quello a cui stiamo assistendo è avvilente: la presidenza della Consob è diventata merce di scambio nel risiko delle nomine di governo mentre i mercati finanziari sono più che mai volatili, ci sono operazioni straordinarie nel sistema bancario e la finanza digitale cresce sempre di più".

Quanto a Freni, si è defilato con queste parole:

virgolette
La vita è altro, le mie figlie e mia moglie stanno bene, tutto il resto è solo lavoro...

 

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