18 May, 2026 - 10:04

Italiani morti alle Maldive, riprese le ricerche: chi sono i sub finlandesi impegnati nel recupero dei corpi

Italiani morti alle Maldive, riprese le ricerche: chi sono i sub finlandesi impegnati nel recupero dei corpi

Sono iniziate le operazioni di recupero dei corpi di quattro italiani rimasti intrappolati in un sistema di grotte sottomarine nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Il team internazionale di search & recovery di DAN – Divers Alert Network Europe – è giunto sul posto ieri, domenica 17 maggio 2026, completando la preparazione delle attrezzature, i briefing operativi e la pianificazione della missione. 

Tre soccorritori finlandesi, altamente specializzati, si immergeranno nelle acque maldiviane alla ricerca dei dispersi Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il corpo di Gianluca Benedetti è stato invece recuperato alcune ore dopo la tragedia.

Intanto i 20 italiani che si trovavano a bordo dello yacht Duke of York, insieme ai cinque subacquei deceduti, sono rientrati ieri in Italia.

Italiani morti alle Maldive, chi sono i tre sub finlandesi incaricati delle ricerche

Il team di DAN Europe è formato dai soccorritori finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. I tre sub hanno completato immersioni in profondità e in numerose grotte in diverse parti del mondo: sono esperti nelle operazioni di soccorso in luoghi simili. Sono abilitati a scendere fino a 100 metri di profondità, ha spiegato Laura Marroni, Ceo della Fondazione DAN.

Come riporta l'Ansa, Paakkarinen ha scoperto vari relitti storici della Seconda guerra mondiale nel Baltico. Ha inoltre mappato diverse grotte ed è alla guida del gruppo. Grönqvist è un vigile del fuoco, sommozzatore di soccorso e subacqueo tecnico, con alle spalle diverse immersioni in miniere e grotte. Mentre Westerlund è specializzata in mappatura subacquea e riprese video. I tre collaborano da tempo.

Le autorità maldiviane ritengono che i corpi dei quattro sub italiani ancora dispersi possano trovarsi all'interno della grotta, ben oltre i limiti previsti per le immersioni ricreative. Si tratta di un sito complesso, che ha accessi a profondità fino a 60 metri, con visibilità ridotta e condizioni considerate pericolose.

La task force sta operando in stretto coordinamento con la Maldives National Defence Force (MNDF) e in contatto con le autorità italiane presenti a Malé. “Il nostro pensiero resta rivolto alle famiglie e ai cari delle vittime”, si legge nella nota di DAN Europe.

 

Dubbi sui permessi dell'immersione

Tre dei cinque sub - Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri - facevano parte del team dell'Università di Genova impegnato nelle ricerche alle Maldive. Avevano regolari permessi per la ricerca, ma nella documentazione non compariva l'immersione in grotta e mancavano i nomi di due dei cinque sub coinvolti nel drammatico incidente. 

Lo ha riferito Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, in un'intervista pubblicata dal Corriere della sera. Shareef ha inoltre aggiunto che il gruppo effettuava ricerche annuali alle Maldive da circa quattro anni e aveva anche ricevuto l'ok per un progetto sui coralli molli. Sembra, però, che la ricerca non facesse riferimento all'attività speleosubacquea.

A confermare la difficoltà di questa immersione anche la morte, sabato 16 maggio, del sub militare Mohamed Mahudhee, mentre era impegnato in un secondo tentativo di recuperare i corpi dei quattro italiani dispersi. Il decesso sarebbe avvenuto a causa di complicazioni durante la fase di decompressione, necessaria prima di emergere, dopo immersioni a grandi profondità. 

La nota dei legali della famiglia Gualtieri

Intanto la famiglia Gualtieri, attraverso i propri legali, ha diffuso una nota in cui si sottolinea che Federico, oltre che estremamente scrupoloso e prudente, “era pienamente formato e qualificato per l’attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità”. 

Il trentunenne aveva conseguito, dal 2011, abilitazioni, 23 brevetti specifici PADI e maturato esperienza in vari contesti, anche alle Maldive. Gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell’Acqua precisano quindi che, alla luce di questi elementi, ritengono debba essere esclusa l'ipotesi "di un comportamento imperito, negligente o imprudente”, invitando a non formulare ricostruzioni affrettate sulle cause dell’accaduto, non supportate da elementi oggettivi.

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Sappiamo che sono in corso indagini approfondite da parte delle Autorità locali, che hanno acquisito documentazione e interrogato le persone presenti. Ci risulta inoltre che sia stato aperto un fascicolo presso la Procura della Repubblica di Roma e provvederemo a depositare una nomina per conto dei genitori di Federico per poter partecipare alle opportune verifiche tecniche e investigative

si legge inoltre nella nota.

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