Un 31enne di origini marocchine, italiano di seconda generazione, laureato e apparentemente integrato, è stato arrestato sabato pomeriggio con l’accusa di strage e lesioni aggravate per aver investito e ferito gravemente quattro persone in centro a Modena.
Due donne hanno perso le gambe, una è in pericolo di vita, ma il bilancio avrebbe potuto essere ben più grave.
Intorno alle 16,30 di sabato 16 maggio, Salim El Koudri ha lanciato la sua auto a tutta velocità lungo uno delle vie più affollate di Modena, travolgendo una decina di persone, tra pedoni e ciclisti, prima di arrestare la sua corsa contro il marciapiedi. In un ultimo tentativo di fuga ha accoltellato – non gravemente - un passante che stava cercando di bloccarlo.
Dinamica e modalità hanno fatto subito pensare ad un attentato terroristico simile a quelli verificatisi in molte città europee negli ultimi 10 anni.
Le indagini condotte dagli investigatori della Procura di Modena, tuttavia, sembrerebbero escludere al momento la matrice terroristica.
Perché gli inquirenti sembrano escludere l’attentato terroristico e cosa rischia ora l’autore della strage?
In Italia il reato di strage prevede una pena minima di 15 anni (se non ci sono vittime), che può arrivare fino all’ergastolo in caso di uno o più morti.
Affinché si configuri l’accusa di strage (art. 422 del Codice Penale) è necessario che vi siano il cosiddetto “dolo specifico”, ovvero l’intenzione di uccidere con “atti pericolosi” (azioni che mettono in pericolo la pubblica incolumità), indipendentemente dalla presenza di vittime. Per essere incriminati per strage, infatti, non serve che ci siano vittime, basta che si configuri il pericolo di morte.
La posizione di El Koudri potrebbe aggravarsi se nelle prossime ore dovessero emergere dalle indagini elementi a supporto della matrice terroristica.
Allo stato attuale le indagini sembrerebbero escludere che dietro il gesto del giovane possano esserci finalità terroristiche, ma gli inquirenti sono ancora a lavoro per chiarire ulteriormente il contesto in cui l’azione potrebbe essere maturata.
L’aggravante della finalità terroristica comporta l’aumento della metà della pena prevista per il reato principale: l’ergastolo rimane tale, ma per la strage senza morti la pena sale da 15 anni a almeno 22,5 anni. Spesso in questi casi si può configurare anche il reato di attentato per finalità terroristiche (art. 280 c.p.), che prevede dai 30 anni all’ergastolo.
Nelle ultime ore gli investigatori della Procura di Modena stanno passando al setaccio il cellulare, i canali social e le attività (online e non) del giovane accusato della strage e al momento non sarebbero emerse segni di radicalizzazione islamista strutturata e non risulterebbe appartenente a reti di propaganda fondamentalista.
Anche se i fatti di Modena, con l’auto lanciata a folle velocità sui pedoni e il successivo tentativo di accoltellare i passanti, presenta molte somiglianze operative con gli attentati terroristici compiuti in Europa a bordo di veicoli, la pista più accreditata al momento resta quella del gesto isolato legato a questioni di disagio psichico.
Il giovane avrebbe – secondo quanto ricostruito dalle indagini - manifestato in passato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale e questo potrebbe essere stata per gli inquirenti la molla alla base del gesto di sabato pomeriggio.
Ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Al vaglio degli inquirenti, però, c’è anche una mail inviata alla sua università, per cui poi si è scusato, e in cui avrebbe utilizzato l’espressione “bastardi cristiani”.
Una mail commentata dal vicepremier Matteo Salvini che questa mattina ospite di Radio 24 ha evidenziato "mandava mail scrivendo 'bastardi cristiani'," e "inneggiava ad Allah".
E poi ha aggiunto: "Ma lascio agli investigatori analizzare queste cose".
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