Ieri è stata presentata al mondo la prima enciclica di Papa Leone XIV: Magnifica Humanitas.
La data ufficiale della sua pubblicazione, però, è quella del 15 maggio scorso: una data scelta non a caso e che già dice molto sul suo contenuto.
Infatti, richiama lo stesso giorno in cui il predecessore di Prevost da cui ha voluto riprendere il nome, Leone XIII, nel 1891, pubblicò la sua Rerum Novarum, l'enciclica che, affrontando i temi della rivoluzione industriale, ha di fatto impostato tutta la dottrina sociale della chiesa.
E allora, andando subito al sodo: Magnifica Humanitas è un atto d'accusa contro l'Intelligenza artificiale, la tecnologia che impatta di più sul mondo del lavoro nel ventunesimo secolo? Ed è un documento contro la guerra?
La risposta a queste due domande sembra scontata. Ma, a ben vedere, non si possono liquidare affatto con due semplici sì. Le cose, come diceva quello, "sono un po' più complesse".
È molto più difficile di quanto possa sembrare rispondere alla domanda se la prima enciclica di Papa Leone sia un atto contro l'Intelligenza artificiale e la guerra.
Tanto per iniziare, si può dire che sono due temi che si intrecciano, ma che sono comunque da tenere separati.
Nel documento papale, né per l'uno né per l'altro ci sono parole che valgono sempre e comunque.
Per l'Intelligenza artificiale, ad esempio, ciò che ha scritto Prevost non è né un trattato di economia né una scomunica, piuttosto un monito.
Anche perché, come ha osservato il professor Carlo Alberto Carnevale Maffé sul Foglio, Magnifica Humanitas tratta un tema sul quale, in fondo, si sa ancora poco:
Prevost è un matematico e nel suo documento ha tenuto a sottolineare che "l'umanesimo cristiano non rifiuta scienza e tecnica".
Tuttavia, "c'è un progresso che serve i popoli e uno che li piega a logiche di potere".
La preoccupazione del Papa è evitare che l'uomo diventi paradossalmente schiavo della tecnologia che ha fatto nascere.
E la prima frase dell'enciclica, a tal proposito, è molto significativa:
Il monito, allora, è questo:
Sta di fatto che chi legge il documento in maniera più critica invita anche ad attendere i reali effetti dell'IA.
Tanto più che, ad un certo punto, Prevost evoca un monopolio cognitivo ed economico che manipola la nuova tecnologia. Ma è davvero questo lo scenario che abbiamo di fronte?
Secondo Maffé, no.
Una startup, è l'osservazione del professore della Bocconi, oggi può scalare la vetta di questo settore in maniera sorprendente nel giro di pochi mesi.
In più:
Nella Magnifica Humanitas, quindi, non c'è altro che un campanello d'allarme, un avvertimento. Ma nulla che possa essere preso come una bocciatura delle nuove tecnologie. Anche perché la stessa preoccupazione secondo cui le macchine rimpiazzeranno gli uomini al lavoro, ha fatto presente sempre Maffè, storicamente è stata sempre smentita:
Come dire: la prima enciclica di Papa Leone non può essere intesa come una risposta definitiva a un fenomeno complesso come quello dell'Intelligenza artificiale di cui vediamo solo l'inizio, ma come un invito a ragiornarci su.
E sulla guerra? Cosa dice la prima enciclica di Papa Leone, il papa che, appena eletto, sulla Loggia delle Benedizioni, con il mondo infiammato dai conflitti, esordì con:
Don Roberto Colombo ha ricordato che "la prima enciclica che un Papa firma rivela non solo i temi che ritiene più urgenti da affrontare, ma anzitutto la prospettiva, il metodo e lo stile con i quali intende entrare nel merito di ogni questione, abbracciando tutto con uno sguardo teologico, lo sguardo di Dio".
E Dio, attraverso Prevost e la sua prima enciclica, ribadisce che non ci possono essere "guerre giuste" combattute nel suo nome:
ha scritto Prevost. Un agostiniano, il primo papa agostiniano, che, quindi, cancella Sant'Agostino?
Come ha ricordato il vaticanista del Corriere della Sera Gian Guido Vecchi, "sono passati 1600 anni da quando nel De Civitate Dei Agostino formulò la teoria della "guerra giusta". Mentre scriveva, il maggior filosofo e teologo cristiano aveva ben presente il sacco di Roma, compiuto dai Visigoti di Alarico nell'agosto del 410. La dottrina, però, ha percorso i secoli fino alla catastrofe del Secolo breve..."
Vale a dire il Novecento, con le sue due guerre mondiali e l'arrivo delle armi atomiche di distruzione di massa.
Le parole di Prevost, quindi, in questo senso, vanno prese come un assoluto rifiuto della guerra. Per Vecchi, hanno un valore storico.
Tuttavia, anche qui, le cose sono più complicate di quello che sembrano. Nell'enciclica, infatti, la condanna della "guerra giusta" si accompagna a questa frase:
Parole che rimandano immediatamente all'Ucraina, il Paese invaso dalla Russia e che combatte da quattro anni per la sua libertà e indipendenza. E che segnano ancora una volta la differenza che c'è tra Papa Prevost e Papa Bergoglio, il gesuita che a un certo punto aveva parlato, riferendosi a Kiev, (anche) di "coraggio della bandiera bianca".
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