C'è chi scrive di non credere ai propri occhi; chi sostiene che gli è andato di volta il cervello; chi giura di bruciare tutti i suoi libri, "che non sono più degni di stare nella mia libreria".
Perché da ventiquattro ore sui social c'è un flusso pressocché ininterrotto di insulti contro lo scrittore napoletano Erri De Luca?
Il motivo è questo: ieri, il Foglio ha pubblicato un'intervista che ha dato nei giorni scorsi al giornale Israel Hayom nella quale si è dichiarato sionista e contro il termine "genocidio" per ciò che è accaduto a Gaza.
In realtà, queste due dichiarazioni non rappresentano nemmeno una novità per chi conosce bene lo scrittore napoletano: si sa che coltiva da sempre una grande passione per la cultura ebraica e che sulla guerra non l'ha mai pensata come il mainstream della sinistra dura e pura, mondo dal quale pure proviene avendo militato da ragazzo in Lotta Continua.
Ma tant'è: apriti cielo! I ProPal senza se e senza ma, i rappresentanti della sinistra pura e dura si sono sentiti traditi. E hanno cominciato a fare due cose. Dal basso, ad insultarlo sui social. E dall'alto, inteso come establishment culturale, a ignorarlo.
Il pueblo della sinistra italiana, da ventiquattro ore, si sente orfano di quello che credeva un suo santino: Erri De Luca.
Lo scrittore napoletano, la prossima settimana, sarà a Gerusalemme in occasione dell'International Writers Festival di Mishkenot Sha'ananim, "un atto di allineamento morale contro i venti dominanti", l'ha definito il giornale Israel Hayom pensando che il premio Nobel J. M. Coetzee, ad esempio, ha deciso di boicottarlo per la guerra.
Ma un atto che è stato preso come un tradimento da parte di tanti che si professavano "ammiratori" dello scrittore.
Nello specifico, il secondo tradimento nel giro di poco tempo, visto che Erri De Luca, contrariamente al pensiero dominante della sinistra più radicale, sostiene anche il diritto dell'Ucraina a resistere davanti all'invasore russo.
Già il 14 marzo 2022, in un'intervista al Fatto Quotidiano, De Luca si era detto a favore delle armi a Kiev. A ottobre del 2025, ospite di Gramellini su LA7, alla domanda se avesse partecipato alle manifestazioni pro Gaza, aveva risposto no argomentando, tra l'altro, così:
Da allora, in tv non si è più visto. Ma il patatrac con il mondo ProPal, però, si è consumato del tutto solo ieri.
Il Foglio ha riportato queste sue frasi sul sionismo, la guerra e il genocidio (vero o presunto) compiuto da Israele a Gaza:
Inoltre, sempre a Israel Hayom, De Luca ha dichiarato anche:
Beh, che ci fosse un prezzo da pagare era scontato: insulti, invettive, minacce per il "traditore" del pensiero dominante di quello che qualcuno ha preso a chiamare "palestinismo".
E insomma: non c'è Flotilla che tenga con Erri De Luca. Preferisce l'isolamento anziché "condividere il palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa". Il coro "Palestina libera dal fiume al mare", lo lascia agli altri. A chi la pensa come gli aguzzini di Hamas.
è stata un'altra sua frase che i ProPal hanno segnato in rosso.
è stata, praticamente, la sua "ammissione di colpa" davanti al tribunale del "popolo" dei social:
Erri De Luca la pensa come la senatrice a vita Liliana Segre. Ma anche lei è finita nel mirino dei haters, di chi si professa "democratico" fino a quando non incontra qualcuno che la pensa in maniera diversa da lui.
Del resto, la Segre aveva avvertito della stessa cosa. Il tentativo è di arrivare a dire: "Un genocidio l'avete subito, un altro l'avete fatto: ora possiamo riprendere a discriminarvi".
Il tutto, naturalmente, senza distinguere le responsabilità che toccano al governo Netanyahu e quelle (inesistenti) a un intero popolo.
A De Luca, dopo questa presa di posizione (che, in realtà, come detto, non è nuova) è stato fatto presente che l'establishment culturale italiano gliel'avrebbe fatta pagare. Ma lui l'ha messa così:
La guerra di Israele, per De Luca, è giustificabile:
Per lo scrittore, del resto, la stessa Italia "è riuscita a liberarsi dal fascismo di Mussolini solo perché ha perso completamente la guerra e perché le forze alleate, gli americani, gli inglesi e anche la Brigata ebraica, hanno occupato il Paese. Nessun popolo può liberarsi da solo di un regime totalitario interno senza uno shock esterno schiacciante".
Non ditelo ai ProPal: per loro, i palestinesi non devono liberarsi da Hamas. Ma di Israele.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *