Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi attacchi contro l’Iran, colpendo siti militari e imbarcazioni nel sud del Paese. L’operazione avviene in un momento in cui è in corso un cessate il fuoco e i negoziati per un possibile accordo di pace, e aumenta le tensioni nella regione e l’incertezza sugli sviluppi diplomatici.
Gli Stati Uniti hanno annunciato di aver condotto, il 25 maggio 2026, nuovi attacchi contro l'Iran. Le forze americane hanno preso di mira siti missilistici nel sud del paese e imbarcazioni iraniane intorno allo Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato dai media statunitensi, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha fatto sapere che gli attacchi sono stati effettuati per "autodifesa" e sono stati concepiti "per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane".
L'azione militare statunitense è stata lanciata mentre prosegue un fragile cessate il fuoco e i negoziati per raggiungere un accordo di pace, sollevando preoccupazioni sul futuro della tregua.
Il cessate il fuoco tra Washington e Teheran, mediato dal Pakistan, è entrato in vigore lo scorso 8 aprile, più di un mese dopo i primi attacchi israelo-americani contro l'Iran del 28 febbraio. Durante la tregua, le parti hanno portato avanti gli sforzi diplomatici per raggiungere un accordo di pace. Tuttavia, in questo periodo sono stati segnalati anche in precedenza una serie di attacchi. Finora il cessate il fuoco regge ed è stato prorogato per due volte, nonostante i timori su un’eventuale ripresa delle ostilità. All'inizio del mese di maggio, dopo uno scontro tra cacciatorpediniere iraniani e statunitensi nello Stretto di Hormuz, il presidente americano, Donald Trump, aveva annunciato che il cessate il fuoco è ancora in vigore.
I media statali hanno riportato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha annunciato, il 26 maggio, di aver abbattuto un drone americano e di aver aperto il fuoco contro un aereo da combattimento americano e contro un altro drone.
Prima del lancio degli "attacchi di autodifesa" da parte degli Stati Uniti, i colloqui per raggiungere un accordo di pace stavano procedendo. Non è stato immediatamente chiaro che impatto avrà l’ultima serie di raid statunitensi sui negoziati di pace.
Negli ultimi giorni Stati Uniti e Iran apparivano vicini a un accordo su un "memorandum d'intesa" per cessare le ostilità e gettare le basi per un futuro accordo.
L’aumento delle tensioni militari, unito alle incertezze diplomatiche, continua a riflettersi anche sui mercati energetici, già particolarmente sensibili agli sviluppi nell’area dello Stretto di Hormuz.
Gli sviluppi della crisi in Medio Oriente continuano ad avere un effetto sui prezzi dell'energia.
Il 26 maggio il prezzo del petrolio ha registrato un aumento a livello globale dopo i nuovi attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran. I raid hanno infatti indebolito le speranze di un accordo capace di mettere fine alla guerra. Gli attacchi sono avvenuti poche ore dopo un incontro a Doha tra una delegazione iraniana e i mediatori del Qatar nel contesto degli sforzi diplomatici per il raggiungimento di un accordo tra Washington e Teheran.
In questo contesto, nelle prime ore delle contrattazioni, il Brent è salito del 3,3 per cento, raggiungendo i 99,4 dollari al barile.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali snodi strategici del commercio energetico mondiale ed era stato chiuso da Teheran dopo i primi attacchi israelo-americani del 28 febbraio. Da questa rotta marittima transita una quota significativa delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Per la sua posizione strategica, qualsiasi tensione potrebbe incidere immediatamente sui mercati energetici internazionali e sull’andamento dei prezzi.
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