L'ex premier socialista spagnolo dal 2004 al 2011 José Luis Rodriguez Zapatero, icona della sinistra italiana per le sue battaglie sui diritti civili, è finito al centro di un caso giudiziario: risulta indagato per organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale in quello che i magistrati di Madrid hanno definito un sistema di corruzione i cui tentacoli si allungavano dal Venezuela chavista alla Cina del partito unico.
Se anche Zapatero dovrà essere davvero inserito nella lista dei "compagni che sbagliano" è tutto da vedere.
Però, mentre anche la sede del Psoe è sottoposta a perquisizioni da parte della Guardia Civil, è saltato fuori un tesoro composto da oltre cento pezzi pregiati di gioielleria per un valore di 3 milioni di euro di cui ora l'ex premier dagli occhi di cerbiatto che aveva ammaliato il popolo della sinistra italiano deve dar conto.
Si tratta di un terremoto politico-giudiziario che vede coinvolta mediaticamente anche la politica italiana in quanto l'attuale premier spagnolo nonché pupillo di Zapatero, Pedro Sánchez, indicato come modello di buon governo dal Campo largo un giorno sì e l'altro pure, in queste ore, è proprio qui in Italia.
Ieri, Sánchez ha evitato di incontrare Giorgia Meloni. Ma ha avuto un incontro riservatissimo, velato dal mistero più fitto, con Elly Schlein.
La segretaria del Pd sarà stata contenta di vederlo e di passare un po' di tempo con lui in quanto sa come entrare in connessione con l'elettorato di centrosinistra italiano. Ma è anche vero che poi, sempre a Roma, lo stesso Sánchez si è recato alla Fao per spingere la candidatura del suo ministro Planas in contrapposizione all'ex segretario Pd Maurizio Martina. E oggi è andato in Vaticano a prendersi la benedizione di Papa Leone.
E comunque: Schlein avrà pensato che non sono giorni fortunati questi. Doveva prendere Venezia, e invece Meloni è più che mai Serenissima. Doveva incassare la popolarità che Sánchez vanta in Italia e invece è finita come è finita: con il premier spagnolo che, dal punto di vista politico, deve rispondere dei guai giudiziari che hanno investito Zapatero, il suo padrino.
E già: perché Zapatero è stato il premier spagnolo dei diritti civili, dei matrimoni gay, delle pari opportunità, delle leggi contro la violenza domestica: musica per la segretaria Pd. Che tutto si aspettava tranne l'inchiesta che rischia di terremotare una delle icone a cui aveva ispirato la sua azione politica.
Stando al sito venezuelano El Confidencial Zapatero sarebbe stato addirittura pronto a fuggire a Caracas con il suo malloppo.
Ma, a ben vedere, il "tradimento" di Zapatero, che negli anni si era costruito un'immagine da premier lontanissimo dalle tentazioni del potere e dei salotti buoni, schivo e spartano quasi come un Berlinguer spagnolo, non è certo il primo che arriva dall'estero.
Basta ricordare il caso di Alexīs Tsipras, nei primi anni del 2010 premier greco, per dire.
Allora, scatta il meccanismo del ripudio. Se per Erri De Luca el pueblo dà via i libri e i salotti televisivi woke fanno calare il silenzio mediatico, per Zapatero, oggi descritto come "l'anello di congiunzione tra Neri Marcorè e Bambi", per superare il dramma, si fa più o meno lo stesso: c'è da scommetterci.
Infatti, l'unico della sinistra radical-chic ad aver avuto il coraggio di prendere il toro per le corna sui "giornaloni" è stato il lasettiano Massimo Gramellini:
ha scritto sulla prima pagina del Corriere della Sera chiedendo "Zapatero, ora chi sei? Eri così anche prima?". Domande freudiane: buone da rivolgere, in realtà, alla sinistra italiana che da oggi si sente un'altra volta orfana.
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