Gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nella lista delle persone sanzionate. La decisione arriva dopo che una corte d’appello federale ha sospeso il blocco temporaneo delle sanzioni disposto in precedenza da un giudice di Washington, consentendo all’amministrazione Trump di ripristinare le misure restrittive mentre il procedimento giudiziario prosegue.
Gli Stati Uniti hanno reinserito la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nella lista delle persone sanzionate.
Il 27 maggio 2026, in un avviso sul sito web dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’agenzia del Tesoro statunitense che gestisce le sanzioni economiche, è comparso un aggiornamento in cui il nome di Francesca Albanese risulta inserito nella lista SDN (“Specially Designated Nationals”). La pagina OFAC non riporta ulteriori dettagli.
La lista SDN è l’elenco delle persone, aziende o organizzazioni soggette a sanzioni statunitensi: in pratica, beni eventualmente presenti negli USA possono essere congelati e cittadini o società americane non possono avere rapporti economici con loro senza autorizzazione.
Francesca Albanese era già stata soggetta a sanzioni quando, nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno inserito l’esperta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati per quelli che hanno definito i suoi tentativi di spingere la Corte penale internazionale ad agire contro funzionari, aziende e dirigenti statunitensi e israeliani.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato, il 9 luglio 2025:
Le misure adottate dagli Stati Uniti hanno effetti sugli spostamenti e sulla gestione degli incarichi professionali, inclusa la possibilità di recarsi fisicamente nel paese. Inoltre, è previsto il congelamento di eventuali beni o conti riconducibili alla persona negli USA e le aziende o organizzazioni americane non possono intrattenere rapporti economici o finanziari con lei. Le sanzioni possono colpire sia il patrimonio sia la capacità di operare, impedendo ad esempio l’accesso a conti bancari o a servizi finanziari ordinari, l’effettuazione di transazioni bancarie o la ricezione di pagamenti, l’utilizzo delle principali carte di credito, oltre alla possibilità di ottenere un mutuo, un prestito o noleggiare un’auto.
Nel mese di maggio 2026, Albanese è stata rimossa dalla lista perché un giudice federale ha temporaneamente bloccato le sanzioni accogliendo la richiesta di ingiunzione presentata dai suoi familiari a febbraio.
Il giudice distrettuale statunitense Richard Leon di Washington ha stabilito, il 13 maggio, che le sanzioni potrebbero essere state adottate come risposta alle dichiarazioni pubbliche di Albanese contro l’intervento militare israeliano a Gaza e che questo potrebbe entrare in conflitto con le tutele costituzionali statunitensi sulla libertà di espressione. Ha anche sostenuto che Albanese non poteva essere considerata responsabile delle decisioni della Corte penale internazionale.
L’amministrazione Trump ha presentato ricorso contro l’ordinanza del giudice Leon.
Lo scorso 22 maggio, un collegio di tre giudici della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha temporaneamente sospeso la decisione del giudice Leon. Questo ha permesso all’amministrazione statunitense di ripristinare le sanzioni contro Albanese mentre il procedimento continua.
La corte ha però precisato che questa sospensione è solo una misura tecnica e provvisoria e "non doveva essere interpretata in alcun modo come una decisione nel merito". La decisione definitiva sulla legittimità delle sanzioni verrà presa più avanti, durante l’esame dell’appello.
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