28 May, 2026 - 16:20

Il Pnrr ha funzionato o no? Il bilancio finale

Il Pnrr ha funzionato o no? Il bilancio finale

Ma, ora che si vede il traguardo, il Pnrr ha funzionato o no?

Quello che da tutti è stato considerato come una sorta di nuovo piano Marshall per far uscire l'Italia dall'incubo del Covid si è rivelato una misura che davvero ci ha risollevato oppure ha appena appena limitato i danni dei lockdown?

La scadenza del 31 agosto impone già di delineare il primo bilancio.

Non a caso lo stesso governo ha voluto dedicare una due giorni all'argomento. Già, perché il Piano di ripresa e resilienza che l'Italia ha ottenuto nel 2021 mentre ancora si leccava le ferite della pandemia potrebbe essere d'esempio all'Europa che verrà, con o senza emergenze sanitarie da fronteggiare. Oppure una brutta esperienza da cestinare.

I risultati del Pnrr: è stata una soluzione valida?

Ora che è giunto il momento di chiudere i conti, bisogna ricordare che l'Europa, nel momento più duro che ci siamo trovati a vivere negli ultimi anni, quando è scoppiata la pandemia, è stata un'ancora di salvezza fondamentale.

Prima di tutto, arrivando prima di tutti alla vaccinazione di massa: il 27 dicembre 2020 è stato il V-Day per tutti i cittadini dei 27 Paesi dell'Unione. Una bella fortuna, visto come è andata negli altri angoli del pianeta.

E poi mettendo in campo, per la prima volta nella sua storia, un piano economico finanziario per far riprendere il Continente dal collasso al quale era andato incontro.

In tutto, Bruxelles lanciò un fondo di 650 miliardi di euro per i suoi Paesi membri. Fondo finanziato rompendo un tabù: per la prima volta, nell'ambito del piano Next Generation Ue, ci fu l'emissione di bond europei. 

Di conseguenza, l'Italia è stato il Paese Ue che ha ricevuto lo stanziamento maggiore: 194,4 miliardi, di cui 122,6 di prestito e i restanti 71,8 di sovvenzioni. Molti più soldi, in proporzione, del Piano Marshall. Una manna dal cielo: di sicuro, il risultato più importante che ottenne l'allora governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte. 

Ora: quella montagna di soldi doveva servire da cura ricostituente per la nostra economia: il Pil del 2020 aveva fatto segnare uno spettrale -8,9%. Una contrazione simile non l'avevamo mai subita.

L'Italia rischiava di portare in recessione anche il resto del Continente. Ma nel 2021, governo Draghi, fece segnare già un rimbalzo del 6,7% del Pil.

E, nel 2022, completò l'opera con un +3,7% di Prodotto interno lordo.

Ora: il Pnrr è stato modificato in ben 6 occasioni. Prevedendo 7 missioni e 7 capitoli di spesa, è stato incassato dall'Italia in 9 rate controllando di volta in volta come venisse "messo a terra".

L'Europa deve saldare la decima e ultima rata da 28,4 miliardi. Ma, intanto, quali settori hanno beneficiato di più dell'ossigeno europeo?

Quello del verde e della transizione ecologica la fa da padrone in questa speciale classifica: il 55,53% dei fondi del Pnrr è stato investito in questo settore.

A seguire, il 41,34% è andato appannaggio della digitalizzazione, dell'innovazione, della competitività, della cultura e del turismo.

Il 30,08% è andato a favore dell'istruzione e della ricerca.

Il 23,74% per le infrastrutture e per una mobilità sostenibile.

Il 16,91% per la coesione e l'inclusione.

Il 15,63% per il mondo della salute (ricordate la priorità che si diedero tutti i partiti politici di investire nei presidi di prossimità più che nei grandi centri sanitari, oltre che per incrementare il numero di infermieri e medici?).

L'11,2%, infine, è andato a finanziare il REPower Eu.

Chi promuove l'Italia e chi la boccia (come il Financial Times)

Tutte le opere finanziate con i soldi del Pnrr dovevano (e devono, tranne in alcuni casi) vedere la luce entro il 31 agosto del 2026.

A che punto siamo l'ha specificato la stessa Giorgia Meloni:

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Finora abbiamo ricevuto 166 miliardi di euro, abbiamo raggiunto 416 traguardi, abbiamo finanziato 660 mila progetti, di cui 550 mila conclusi e circa 100 mila in fase avanzata di realizzazione

Il bicchiere, per la premier e il centrodestra, è mezzo pieno. Anche perché "l'Italia ha raggiunto e mantenuto nel tempo il primato europeo nell'attuazione del piano".

Fatto sta che proprio "la messa a terra" del Pnrr non ha convinto il Financial Times: il giornale economico-finanziario più autorevole d'Europa è stato addirittura tranchant:

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Il Pnrr per l'Italia è stato un fallimento

L'economista Tito Boeri ha ammesso che vede "pochi progressi e un debito più elevato":

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In definitiva, ci troviamo in una situazione in cui abbiamo un debito più elevato e sono stati fatti pochissimi progressi su riforme serie. Non sto dicendo che tutti i soldi siano stati sprecati. Ma non abbiamo migliorato il potenziale di crescita. E visto che abbiamo già un debito elevato, questo è un grosso problema”

Dalla costruzione di asili nido all’ammodernamento delle ferrovie, fino all’accelerazione del sistema giudiziario, l’Italia non ha saputo mettere a frutto tutto il tesoro che aveva a disposizione.

Ma tant'è: si è riproposto l'antico paradosso del nostro Paese che non riesce a sfruttare tutti i fondi europei che gli vengono assegnati.

Per il ciclo 2014-2020 dei fondi strutturali europei, ad esempio, il nostro Paese è riuscito ad avere una capacità di spesa solo del 40%, una percentuale che lo relega tra gli ultimi in Europa.

Perché non riusciamo a "mettere a terra" i soldi che pure abbiamo a disposizione?

Troppa burocrazia, pochi progetti, troppi centri decisionali, poco spirito di collaborazione.

L'Italia è pur sempre il Paese dei ricorsi al Tar e dei mille cantieri sospesi. Ma il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti si è detto soddisfatto dei passi avanti compiuti:

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“Abbiamo superato le debolezze strutturali che hanno frenato l’Italia per decenni”

Sarà vero? Cinque mesi fa, secondo Eurostat, l’Italia aveva speso solo il 57% dei fondi stanziati del Pnrr.

C'è un evidente rimbalzo di responsabilità tra la politica italiana e quella europea sulla difficoltà di spendere i fondi. Tuttavia, le parti hanno trovato un accordo. La sesta (e ultima) revisione del Pnrr consente all’Italia di utilizzare parte dei fondi oltre il 2026.

Dovranno essere utilizzati per la costruzione di alloggi per studenti, la fornitura di Internet ad alta velocità alle aree remote, lo sviluppo di parchi solari e il sostegno all’imprenditoria femminile.

Non resta che incrociare le dita. 

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