C'è una svolta nell'inchiesta per presunta corruzione aperta dalla Procura di Brescia in relazione all'archiviazione della posizione di Andrea Sempio nel 2017. Secondo quanto anticipato dal Tg1, che cita l'informativa congiunta depositata da carabinieri e guardia di finanza, gli accertamenti non avrebbero trovato riscontri all'ipotesi accusatoria formulata nei confronti dell'ex pm di Pavia, Mario Venditti. Al vaglio degli inquirenti resterebbe comunque il ruolo di altri soggetti coinvolti all'epoca nella vicenda.
Il nome dell'ex pm di Pavia Mario Venditti era stato iscritto nel registro degli indagati per presunta corruzione in atti giudiziari. Si ipotizzava, in pratica, che potesse essere stato corrotto dal padre di Andrea Sempio, Giuseppe - a sua volta indagato dalla Procura di Brescia - in relazione alla richiesta di archiviazione della posizione del 38enne nel 2017.
Al centro dell'attenzione degli inquirenti era finito, in particolare, un appunto manoscritto rinvenuto in un quaderno-rubrica sequestrato in casa Sempio, su cui compariva la dicitura "Venditti gip archivia x 20.30. euro", rinviata a un possibile pagamento legato all'esito del procedimento.
Dagli accertamenti svolti da carabinieri e guardia di finanza non sarebbero emersi riscontri in tal senso. Secondo quanto riportato dal Tg1, ci sarebbero invece nell'informativa "elementi che aggreverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nella vicenda".
Il riferimento potrebbe essere a soggetti che, come si legge già nell'informativa dei carabinieri sull'omicidio, avrebbero avuto "contatti anomali" con Sempio. Ma anche alla questione dei compensi ricevuti per la loro attività professionale dai legali che allora difendevano l'indagato, Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi: 45mila euro non tracciati, che nell'ipotesi degli inquirenti potrebbero essere stati destinati ad altro.
Venditti si è sempre dichiarato innocente. I pm Donato Greco e Alessio Bernardi potrebbero ora chiedere l'archiviazione della sua posizione, che farebbe venir meno l'articolo 11 e quindi il fatto che a indagare sulla vicenda debbano essere magistrati di Brescia per competenza su quelli del distretto milanese. L'inchiesta tornerebbe così nelle mani dei pm pavesi, già titolari del fascicolo principale.
Pochi giorni fa, dopo aver notificato a Sempio l'avviso di conclusione delle indagini - contestandogli l'omicidio volontario pluriaggravato di Chiara Poggi - il procuratore Fabio Napoleone e l'aggiunto Stefano Civardi hanno disposto un'integrazione di indagine con accertamenti sulle consulenze presentate dalla difesa più una valutazione psichiatrica per il 38enne.
L'obiettivo, come si legge in un comunicato inviato ai giornalisti, è verificare "l'eventuale sussistenza, in capo all'indagato, di condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere" al momento dei fatti, "la presenza di eventuali disturbi o alterazioni tali da incidere sul giudizio di imputabilità" e "l'eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale".
Sempio ha già fatto sapere attraverso i suoi legali che non si sottoporrà ai test e ai colloqui richiesti; il consulente incaricato, Roberto Catanesi, analizzerà dunque - come ha già fatto il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (Racis) a fini investigativi - i suoi scritti, i suoi soliloqui intercettati e le interviste rilasciate pubblicamente negli scorsi mesi.
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