06 Jun, 2026 - 08:14

Il costo nascosto dell’IA: entro il 2030 potrebbe consumare tanta acqua quanto quella di 1,3 miliardi di persone

Il costo nascosto dell’IA: entro il 2030 potrebbe consumare tanta acqua quanto quella di 1,3 miliardi di persone

L'espansione dell'intelligenza artificiale sta trasformando l'economia mondiale e gli equilibri tecnologici internazionali. Parallelamente, lo sviluppo dell'IA comporta anche costi ambientali sempre più rilevanti. Un nuovo rapporto dell'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute dell'Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) evidenzia come la crescita dei sistemi di IA e delle infrastrutture che li supportano possa generare un forte aumento del consumo di energia, acqua e territorio entro la fine del decennio. Lo studio richiama inoltre l'attenzione sulle implicazioni geopolitiche e sulle disuguaglianze tra paesi nell'accesso alle tecnologie più avanzate.

L'impronta ambientale dell'intelligenza artificiale

Secondo le previsioni del rapporto "Costo ambientale del consumo energetico dell'IA: impronta di carbonio, idrica e territoriale", entro il 2030  il consumo d'acqua legato all'intelligenza artificiale potrebbe arrivare a 9.300 miliardi di litri all'anno. Si tratta di una quantità d'acqua analoga al fabbisogno domestico di circa 1,3 miliardi di persone nell'Africa subsahariana.

Il rapporto porta attenzione anche al dibattito pubblico che spesso tende a concentrarsi prevalentemente sulle emissioni di carbonio prodotte dai data center trascurando altri elementi fondamentali. Oltre all'impronta carbonica, infatti, il funzionamento delle infrastrutture digitali richiede grandi quantità di acqua per il raffreddamento dei server. I grandi data center, per esempio, possono richiedere fino a 5 milioni di galloni d'acqua al giorno per il raffreddamento delle infrastrutture. Da prendere in considerazione anche un significativo utilizzo del territorio per la costruzione delle strutture energetiche e delle catene di approvvigionamento necessarie al loro funzionamento.

La crescita dei consumi energetici dei data center

L'espansione dell'intelligenza artificiale sta determinando un aumento costante della domanda energetica. Il rapporto stima che entro il 2030 i data center dedicati all'IA consumeranno complessivamente circa 945 terawattora di elettricità all'anno. Si tratta di un volume quasi tre volte superiore al consumo elettrico annuo combinato di Bangladesh, Nigeria e Pakistan. Questi tre paesi contano complessivamente oltre 650 milioni di abitanti.

Nel 2025, secondo le stime riportate nel rapporto, i data center a livello globale hanno consumato circa 448 terawattora di elettricità. Se fossero considerati come un singolo stato, costituirebbero l'undicesimo maggiore consumatore di energia elettrica al mondo.

La rapida diffusione dell'intelligenza artificiale promette benefici economici e innovativi enormi.  Tuttavia, il rapporto della UNU‑INWEH ci ricorda che questi vantaggi hanno un costo materiale e territoriale concreto. Lo studio parla, infatti, dell’impatto ambientale e materiale dell’intelligenza artificiale lungo tutto il suo ciclo di vita.

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Con l'accelerazione dell'adozione dell'IA, aumenta anche il suo impatto energetico. Alcuni modelli richiedono più energia per l'addestramento di quanta ne consumino milioni di persone in un anno in alcune parti del mondo; altri elaborano milioni di query giornaliere, gestite in cluster di GPU che si estendono su interi data center. Nel frattempo, i minerali necessari per la produzione di hardware per l'IA vengono spesso estratti in regioni con scarsa supervisione ambientale, contribuendo all'esaurimento delle risorse idriche, all'inquinamento, ai rifiuti elettronici e a significativi impatti sanitari e socioeconomici.

Disuguaglianze globali e nuove sfide geopolitiche

Il rapporto mette in evidenza come l'intelligenza artificiale non rappresenti soltanto una sfida tecnologica ma anche ambientale, economica e geopolitica. 

Evidenzia come l'espansione delle infrastrutture per l'AI possa accentuare gli squilibri esistenti tra economie avanzate e Paesi in via di sviluppo. Nel 2025, 32 paesi ospitavano data center specializzati nell'IA. Il 90 per cento della capacità globale risultava, invece, concentrato in due sole nazioni: Stati Uniti e Cina.

Secondo i ricercatori, questa concentrazione potrebbe accentuare il cosiddetto “divario digitale” tra paesi a basso reddito e quelli ricchi.

A questo si aggiunge il problema dei rifiuti elettronici. Entro il 2030 le infrastrutture legate all'intelligenza artificiale potrebbero produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate di scarti elettronici ogni anno. Gran parte di questi rischia di essere smaltita nei paesi più vulnerabili, esponendo le popolazioni locali a sostanze potenzialmente tossiche.

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