08 Jun, 2026 - 18:30

Da Gaza all'Iran: come è cambiato il concetto di cessate il fuoco dopo le guerre in Medio Oriente

Da Gaza all'Iran: come è cambiato il concetto di cessate il fuoco dopo le guerre in Medio Oriente

I cessate il fuoco annunciati negli ultimi mesi a Gaza, in Libano e nel confronto tra Stati Uniti e Iran hanno modificato il lessico della crisi in Medio Oriente, senza però modificarne la sostanza. Sul terreno, infatti, le armi non tacciono. I bombardamenti continuano, le linee di contatto si spostano e la tregua viene trasformata in una formula politica sempre più elastica e sempre meno risolutiva.

Il risultato è un paradosso evidente. Da un lato, continua la rivendicazione della validità degli accordi; dall'altro, gli scontri e le operazioni militari mostrano che nessuno dei dossier più caldi della regione, segnata da ricorrenti conflitti e tensioni, è entrato in una fase di stabilizzazione. 

Gaza, una tregua incompiuta

Nella Striscia di Gaza, il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è entrato in vigore a ottobre 2025. Questo accordo di tregua è stato costruito attorno al piano in 20 punti di Trump ed è articolato da tre fasi. 

Il cessate il fuoco in corso nell'enclave palestinese non ha prodotto la svolta politica che molti osservatori ritengono necessaria per trasformare la fine delle ostilità su larga scala in un accordo di pace.

Anche se nel 2026 è stata annunciata la seconda fase, continua lo stallo dei progressi. Hamas non ha deposto le armi e senza una forza internazionale di stabilizzazione già dispiegata, il cessate il fuoco rischia di restare una cornice vuota.

L'accordo prevede il ritiro dell'esercito israeliano lungo una linea di demarcazione. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato a maggio che le forze armate del paese controllano il 60 per cento di Gaza avanzando del 10 per cento rispetto alle posizioni iniziali. Netanyahu ha annunciato che l'obiettivo è arrivare al 70 per cento.

La mancanza di un assetto amministrativo condiviso è uno dei nodi centrali. A questo si aggiunge l'assenza di progressi concreti nella ricostruzione della Striscia, mentre la popolazione civile continua a vivere in condizioni estreme.

Dall'inizio della tregua hanno perso la vita 970 palestinesi e 3.063 sono rimasti feriti. 

Libano, una tregua fragile

In Libano la tregua è altrettanto fragile. Il cessate il fuoco entrato in vigore nel mese di aprile non ha posto fine agli scontri tra Israele e Hezbollah.

Gli attacchi reciproci sono ripresi all'inizio di marzo dopo lanci di razzi di Hezbollah verso Israele, seguiti da una risposta israeliana con raid aerei. Tel Aviv ha poi avviato un'operazione di terra nel Libano meridionale. 

Nonostante il cessate il fuoco in corso, non sono cessate le ostilità né l'avanzata israeliana nel sud del Libano. Le forze israeliane hanno recentemente conquistato una fortezza risalente all’epoca delle Crociate: il Castello di Beaufort.

Il bilancio delle vittime ha superato quota 3.600, mentre i feriti sono oltre 11mila.

Iran, una tregua instabile

Il dossier iraniano aggiunge un altro livello di complessità. Un cessate il fuoco è entrato in vigore l'8 aprile per negoziare un accordo di pace. Lo scambio di attacchi con Stati Uniti e, recentemente, con Israele, ha reso evidente quanto sia fragile l'equilibrio costruito con la tregua. Anche quando le parti dichiarano che i colloqui indiretti sono in corso, il confronto continua attraverso operazioni limitate, minacce reciproche e pressione navale.

Anche in questo caso, il cessate il fuoco resta un termine utile alla diplomazia ma insufficiente a descrivere una realtà ancora instabile.

Un termine da ridefinire

La crisi di Gaza, Libano e Iran mostra che il cessate il fuoco, oggi, non coincide più necessariamente con la fine delle ostilità. Spesso indica solo una riduzione temporanea dell'intensità del conflitto o un impegno politico provvisorio a rispettare determinati limiti.

È per questo che il termine sta cambiando significato. Da strumento di pacificazione a semplice gestione del rischio. E finché non arriveranno accordi verificabili, meccanismi di monitoraggio credibili e obiettivi politici condivisi, le tregue in Medio Oriente continueranno a somigliare più a conclusioni provvisorie che a vere soluzioni.

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