10 Jun, 2026 - 16:10

Abate, Aquilani e Tedesco: l'Italia degli allenatori riparte dai giovani

Abate, Aquilani e Tedesco: l'Italia degli allenatori riparte dai giovani

L'Italia, si sa, è sempre stata patria di grandi allenatori. Da Sacchi ad Ancelotti, fino ai più recenti Conte e Allegri: i nostri tecnici hanno dimostrato di essere un passo avanti rispetto ai concorrenti, confermandolo anche in giro per il mondo. Non a caso la nomina di Ancelotti come nuovo ct del Brasile ha acceso l'entusiasmo del popolo verdeoro, consapevole di arrivare ai Mondiali con una guida tecnica all'altezza. Le panchine azzurre hanno sempre sfornato profili interessanti e la tendenza non è cambiata negli anni. Una vera e propria contraddizione se si pensa invece all'involuzione dei giocatori, incapaci di tenere il ritmo sorprendente dei nostri allenatori.

E se la stagione appena conclusa ha portato alla ribalta nuovi tecnici emergenti, la prossima potrebbe essere ancora più sorprendente. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti Domenico Tedesco, nuovo allenatore del Bologna, Alberto Aquilani, pronto a legarsi al Sassuolo, e Ignazio Abate, nome scelto da Cairo per risollevare le sorti del Torino. Nuovi innesti che abbasseranno l'età media degli allenatori di Serie A e proveranno a rimpolpare il gruppo delle giovani promesse alla guida dei club italiani.

Serie A, i tecnici italiani guidano la nuova generazione

Abate, Aquilani e Tedesco si andranno ad aggiungere al gruppo già folto di giovani allenatori italiani. Fabio Pisacane ne è l'emblema assoluto, dato che a 40 anni è diventato uno dei profili più interessanti del nostro campionato con il Cagliari. I sardi hanno raggiunto la salvezza senza patemi d'animo grazie a un gioco organizzato, preciso e in grado di valorizzare le qualità dei propri interpreti. Lo stesso vale per Grosso, reduce da un'ottima stagione col Sassuolo che gli è valsa la chiamata della Fiorentina.

Come non citare De Rossi, protagonista assoluto dell'annata del Genoa. I suoi 42 anni non gli hanno impedito di trasmettere tranquillità ed esperienza ai rossoblù, bravi a recepire i suoi concetti di gioco e a creare una squadra più unita che mai. Insomma, la sfida per i tre nuovi arrivati sarà impegnativa, ma i novelli azzurri hanno tutte le carte per fare bene.

Tedesco è il più esperto

C'è un motivo preciso se il Bologna ha scelto di ripartire da Domenico Tedesco dopo l'addio di Vincenzo Italiano. I rossoblù hanno optato per un tecnico che, nonostante abbia appena 40 anni, è già uno dei più esperti del nostro campionato. E non si parla di esperienza nel calcio italiano ma in quello internazionale, che forse è ancora più importante. Non a caso l'allenatore di Rossano è reduce dalla vittoria in Supercoppa turca sulla panchina del Fenerbahçe e, nelle precedenti esperienze tra Lipsia e nazionale belga, non ha mai sfigurato. Il Bologna, dunque, si è preso un rischio pur sapendo di scegliere il migliore in circolazione per il proprio progetto.

Abate e Aquilani non potranno contare sulla stessa esperienza ma, come confermato dal precedente di Pisacane, ciò non significa che non faranno bene. Entrambi hanno brillato in Serie B e, se la Juve Stabia di Abate ha sfiorato i playoff, l'avventura del Catanzaro di Aquilani si è fermata a un centimetro dalla promozione in Serie A.

Fabregas e Chivu restano i modelli

I nuovi arrivati proveranno a seguire le orme di Chivu e Fabregas, tecnici già d'ispirazione nonostante la giovane età. A fare la differenza è stato il peso delle loro idee, inseguite con convinzione e perseveranza. Gli allenatori di Inter e Como non sono mai scesi a compromessi e, alla fine, i risultati gli hanno dato ragione. Due caratteri forti in grado di portare una ventata di ottimismo e spingere le altre società a fare scelte simili. Da loro è partita la rivoluzione dei giovani, che sta diventando sempre più evidente.

L'età media degli allenatori di Serie A, infatti, passerà dai 50,55 anni della scorsa stagione ai 49,27 anni del prossimo campionato. Un dato incoraggiante ma non ancora in linea con quello dei principali campionati europei. In tal senso, la Premier League rappresenta l'eccellenza con 43,10 anni di media, seguita da Bundesliga (44,90) e Liga (47,05). Insomma, è stato fatto tanto ma c'è ancora tanto da fare.

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