Le nuove indagini sul delitto di Garlasco, che vedono indagato Andrea Sempio, si avvicinano a una svolta cruciale. Entro il 28 settembre - termine ultimo indicato dalla Procura di Pavia per il completamento degli accertamenti tecnici disposti in seguito al deposito delle memorie difensive - il quadro investigativo dovrebbe ulteriormente definirsi. Due i percorsi possibili e paralleli: il rinvio a giudizio di Sempio e la richiesta di una revisione processuale per Alberto Stasi. Tag24 ha parlato di questo e molto altro con l'avvocato Elisabetta Aldrovandi.
Aldrovandi, che da qualche mese ormai è entrata a far parte del team difensivo di Stasi per occuparsi delle diffamazioni che vengono rivolte al 42enne - e che da poco assiste anche Rita Cavallaro per le minacce di morte ricevute online - si sofferma innanzitutto sul clima sviluppatosi intorno al caso.
"Purtroppo si sta raggiungendo una deriva molto grave", afferma, spiegando come i social favoriscano campagne diffamatorie sistematiche grazie all'utilizzo di profili falsi. "Il mondo social non è caratterizzato da quei filtri e da quelle garanzie che invece sono proprie delle testate giornalistiche", osserva.
Nel mirino finiscono "i protagonisti del caso, ma anche personaggi che se ne stanno occupando per vari motivi", addetti ai lavori come giornalisti e avvocati. "Parliamo di insulti veramente molto pesanti, che addirittura sfociano talvolta in minacce di morte, come nel caso della Cavallaro".
Entrando nel merito dell'inchiesta, l'avvocato ricorda che allo stato attuale nei confronti di Sempio ci sono indizi e non prove. Una distinzione fondamentale dal punto di vista processuale. "L'indizio è un elemento che richiede un ragionamento logico-deduttivo per poter arrivare a dimostrare il fatto, mentre la prova è un elemento che dimostra perfettamente il fatto", spiega.
Per arrivare a un'eventuale condanna, aggiunge, "sono necessari più indizi gravi, precisi e concordanti". Detto ciò, secondo lei, "alcuni degli indizi emersi potrebbero risultare importanti, soprattutto se supportati dagli esiti di perizie che potrebbero essere disposte dal giudice del dibattimento. Penso per esempio all'impronta 33".
Aldrovandi preferisce concentrarsi sulla posizione di Stasi, già condannato per lo stesso delitto, ma ora ritenuto dagli inquirenti fuori dalla scena del crimine. Nelle carte ufficiali si legge che
Secondo il legale, contro di lui c'erano più "suggestioni" che veri e propri indizi. "Suggestioni che con grande fatica, unite insieme, hanno portato alla costruzione dell'impianto accusatorio e di conseguenza alla sentenza di condanna dopo due assoluzioni con formula piena".
"Quello che conta adesso è toglierlo dalla scena", aggiunge, richiamando ad esempio la diversa lettura della dinamica omicidiaria emersa dalla consulenza Cattaneo. "Sul corpo di Chiara sono state rinvenute lesioni da difesa passiva compatibili con un'estensione della durata dell'azione".
Estensione che "stride con i 23 minuti entro i quali Alberto avrebbe suonato il campanello, avviato una discussione con Chiara e l'avrebbe poi uccisa, ripulendosi, tornando a casa in bici e mettendosi al computer, senza lasciare tracce ematiche sulla tastiera". L'obiettivo della difesa è arrivare alla revisione del processo.
"La richiesta dovrà essere completa di tutti gli elementi che possono sostenerla, permettendo di superare il vaglio di ammissibilità e arrivare al giudizio di merito. I colleghi stanno studiando da mesi e lo stesso sta facendo Stasi", conclude il legale. Resta aperta la possibilità che la Procura generale di Milano decida nel frattempo di procedere in via autonoma.
L'intervista completa all'avvocato Elisabetta Aldrovandi sul canale Youtube di Tag24.
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