Non bastava Erri De Luca censurato al festival "Salerno Letteratura" dopo essersi definito sionista; non bastava Eshkol Nevo, lo scrittore israeliano fiero oppositore del governo Netanyahu contro cui, in Puglia, è spuntata una petizione al fine di non dargli parola al festival "Il Libro Possibile" in quanto "non abbastanza oppositore di Netanyahu": ci voleva anche la fiera di Roma "Più libri, più liberi" a rendere questo fine settimana caldo senza nemmeno che sia arrivato El Niño.
La notizia è presto detta: gli organizzatori, nello specifico l'Associazione Italiana Editori, in vista dell'edizione di quest'anno ("Più libri più liberi" si svolge a dicembre), hanno deciso di far sottoscrivere preliminarmente a tutti gli editori che vorranno parteciparvi una dichiarazione che attesta il loro essere antifascisti.
Proprio così: devono mettere nero su bianco che non sono fascisti. Altrimenti devono girare alla larga.
L'anno scorso, in effetti, ci fu una marea di polemiche per la presenza di "Passaggio al Bosco", una casa editrice fiorentina che pubblica libri di letterati e politici anche di estrema destra. Ci fu il finimondo con tanto di stand coperti e appelli a boicottarla.
Quest'anno, quindi, gli organizzatori avranno pensato di prevenire ogni discussione. Ma il risultato che hanno ottenuto è l'esatto contrario.
Ora, della fiera della piccola editoria che si tiene alla Nuvola di Fuksas se ne parla perché la premier Giorgia Meloni ha definito "una forma di censura" il modulo preventivo che hanno concepito per le case editrici che vorrebbero parteciparvi.
Bisogna dire che l'idea dell'Associazione Italiana Editori di far firmare preventivamente un modulo in cui ci si riconosce antifascisti per partecipare alla fiera "Più libri più liberi" è stata bocciata, prima che dalla Meloni, anche da vari intellettuali e giornalisti di sinistra.
Massimo Cacciari ("si sono bevuti il cervello"), Luciano Canfora ("è uno scherzo?"), Paolo Mieli ("decisione assurda e stravagante") hanno detto forte e chiaro la loro.
Senza contare Giuliano Ferrara che, da par suo, l'ha messa così:
ha dichiarato il fondatore del Foglio al Giornale specificando che non ha avuto un lapsus quando ha definito Vannacci professore e Montanari Generale.
Come dire: erano già fuochi d'artificio prima che Giorgia Meloni la mettesse così:
Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 14, 2026
È così che la sinistra concepisce la libertà di…
Letto il tweet di Giorgia Meloni, i guardiani dell'antifascismo subito si sono messi al lavoro.
Dal Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte ha etichettato come "ridicola" la polemica della premier.
Il vicepresidente della Camera in quota pentastellata Sergio Costa è stato ancora più incisivo:
Angelo Bonelli, leader di Avs, l'ha messa così:
Fratoianni ci ha messo poi questo carico:
Ma, mentre il Pd sta pensando ancora se sia opportuno intervenire nella polemica della prima domenica di afa della stagione, è proprio vero quello che ha dichiarato il leader di Sinistra Italiana?
Il 25 aprile scorso, Giorgia Meloni fece questa dichiarazione:
Nemmeno due mesi dopo, la battaglia "contro ogni forma di totalitarismo e autoritarismo" si è spostata nelle librerie e nei festival. E pensare che oggi, giusto sessant'anni fa, il 14 giugno 1966, la Chiesa, con papa Paolo VI, aboliva definitivamente l'Indice dei libri proibiti. Corsi e ricorsi storici, diceva quello.
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