17 Jun, 2026 - 19:00

Caso Vannacci, Bertinotti: “Fino a 20 anni fa nessun leader politico avrebbe potuto vantarsi di essere 'la feccia'”

Caso Vannacci, Bertinotti: “Fino a 20 anni fa nessun leader politico avrebbe potuto vantarsi di essere 'la feccia'”

E se invece di un’alternativa elettorale, al centrosinistra servisse costruire innanzitutto un’alternativa sociale? Ricostruire un rapporto tra politica e società?

A sollevare la questione è stato Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera, commentando la foto con cui i quattro leader del campo largo - Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni - hanno annunciato l’avvio dei lavori per la stesura del programma con cui intendono presentarsi alle Elezioni Politiche 2027.

Nell’intervista rilasciata a Tag24.it, l'ex segretario di Rifondazione Comunista evidenzia la necessità di guardare al di là delle alleanze per concentrarsi sulle grandi emergenze, che minacciano la democrazia: la disaffezione democratica che genera l’astensionismo; la crisi sociale che genera disuguaglianze e rancore; infine il grande tema della pace.

Dall'antifascismo, con la polemica sul cosiddetto “patentino” a “Più Libri, più Liberi”, alla crescita delle destre radicali europee, l'analisi di Fausto Bertinotti coinvolge tutti, governo e opposizioni, che “galleggiano” mentre cresce il distacco dei cittadini dalla democrazia.

Il campo largo, le alleanze e le grandi emergenze sociali

D: Ieri i quattro leader di centrosinistra si sono riuniti per cominciare a discutere del programma, al di là delle polemiche per gli assenti, lei cosa ne pensa: era ora? 

R: Francamente questo modo di essere della politica contemporanea mi pare totalmente spiazzata rispetto ai processi di fondo della società. Come si fa, per esempio, a non ragionare sul fatto che metà della popolazione elettorale non va a votare? 

Di fronte a un vulnus così drammatico della democrazia, come fai a non occupartene? E così si galleggia: il governo e le forze di governo raccontano la favola che meglio non si può fare governando, e che la stabilità è una meraviglia, come se la stabilità della cattiva politica fosse una buona politica.

D: Il Centrosinistra che cosa fa, è pronto?

R: Da parte delle opposizioni c'è questa modalità di rincorrere la politica attraverso lo schema delle alleanze, invece che della risposta alla crisi della società e ai soggetti emergenti.

Si incontreranno per discutere del programma, ma non sarebbe meglio discutere di come affrontare la guerra che sta invadendo il mondo, con quali movimenti pacifisti e con quale costruzione di una cultura della pace?

Possibile che solo il Papa se ne debba occupare con le parole della verità?

La minaccia ai fondamenti antifascisti e la promozione di una società del rancore

D: Ha seguito tutta la polemica sul "patentino anti-fascista" a "Più Libri Più Liberi", che idea si è fatto?

R: Ho un privilegio: quello dell'età e di non avere ruoli di direzione politica, quindi posso tranquillamente disinteressarmi di tutte le turbolenze di superficie di una politica così drammaticamente in crisi. E così si può guardare quello che accade nella società davvero, sia sul livello politico sia sul livello sociale. 

D: E lei cosa vede?

R: Sul livello politico pare siamo di fronte ad un tentativo, da più parti convergente, di eliminare il fondamento antifascista della Costituzione repubblicana.

Sul terreno sociale, della promozione - per induzione da una crisi sociale drammatica, dal crescere delle disuguaglianze, delle ingiustizie e della spoliazione persino di umanità - di una cultura del rancore. 

E questi due fenomeni pongono un problema fondamentale alla società contemporanea, europea e italiana in particolare.

Vannacci e il rischio del “vento reazionario” in Europa

D: Cosa pensa del generale Roberto Vannacci e del suo progetto politico?

R: Al di là degli elementi di folclore e di costume, secondo me, va indagato nella sua insidia di fondo. Torniamo al ragionamento precedente: cosa muove nella società del rancore e qual è la tendenza in cui è iscritta?

Il generale Vannacci è iscritto in una tendenza che vede Afd in Germania insidiare il primato al partito conservatore nella crisi della grande socialdemocrazia tedesca e che - in altre parti d'Europa - le forze estremiste di destra godono di un buon momento. 

Nelle società europee, nella crisi delle politiche liberali e nel distacco delle popolazioni dalle istituzioni democratiche, prende corpo un populismo reazionario di destra. Basterebbe ricordare l'uso che il Generale ha fatto del termine “la feccia”. Fino a 20 anni fa nessun leader politico, di nessun genere, avrebbe potuto vantarsi di essere la feccia. 

Oggi, che questo termine - che in genere sarebbe spregevole - possa essere usato come un titolo di merito, ci parla di due cose insieme: di una crisi di società e di un rischio che questa crisi venga utilizzata.

Non dico che torneremo agli anni '30, ma che il rischio di un vento reazionario che cova da dentro al profondo della società, è reale.

 

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